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Annamaria CONTINI

Professore Ordinario presso: Dipartimento Educazione e Scienze Umane


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Pubblicazioni

2021 - Si può educare all’estetica? [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Il capitolo si inserisce all’interno di un manuale collettaneo che cerca di aprire un dialogo attorno alle principali questioni emerse nei campi delle arti e degli studi estetologici. In questo capitolo, A. Contini si chiede che cosa sia oggi l’educazione estetica, quali caratteristiche abbia, quali funzioni continui a svolgere, anche dopo la crisi dei concetti tradizionali di arte, bello, forma, gusto. L’autrice si sofferma sulle complesse relazioni fra arte e tecnica, che nel mondo antico costituiscono un tutt’uno, in epoca moderna divorziano, mentre nell’età contemporanea alternano forme di dissidio e di alleanza; parallelamente, sottolinea come il rapporto arte-tecnica possieda numerose implicazioni sul piano sia dell’educazione estetica che dell’educazione in generale, soprattutto in riferimento al significato pedagogico dei nuovi dispositivi e ambienti digitali. Inoltre, l’autrice analizza il nesso tra pratiche artistiche ed educazione estetica, osservando le conseguenze del passaggio da un’estetica della ricezione a un’estetica della produzione e i cambiamenti della nozione di creatività dal Romanticismo ad oggi; viene anche approfondito il valore educativo attribuito ancora oggi ai linguaggi artistici per la loro capacità di saldare logica e immaginazione, creatività e apprendimento. Infine, viene affrontata la questione della diversità culturale, mostrando da un lato come essa stia modificando le nozioni di arte e di esperienza estetica e, dall’altro, come proprio l’ambito estetico-artistico offra modelli e pratiche esemplari per ripensare le modalità d’interazione tra diverse culture. Questo consente di interrogarsi sul ruolo che può giocare oggi una didattica interculturale dell’arte nel quadro di percorsi educativi volti a promuovere il dialogo fra le culture, e sulle risorse che possono costituire in tal senso opere d’arte meticce, cioè nate dall’incontro/scontro tra differenti universi culturali e simbolici.


2020 - Arte ed esperienza estetica nella filosofia della vita di Jean-Marie Guyau [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

There are two interpretations according to which we can consider Jean-Marie Guyau’s philosophy as a philosophy of life: 1) the concept of life is a fulcrum of Guyau’s philosophy, the principle that lends a framework to all of the areas of his reflection: ethics, aesthetics, sociological studies on religion and education, psychological research on the idea of time; 2) the concept of life becomes a fulcrum for a new way of philosophizing, compared to which art and aesthetic experience take on the role of exemplars. In this work, primarily this latter interpretation will be relevant. We will first reconstruct the aesthetics of existence thematized by Guyau in his historical-critical analysis of epicureanism and then go on to investigate the characters and objectives of a generalized concept of aesthetics that places a high value on the sensory, bodily, and emotional aspects of taking pleasure in beauty; finally, we will focus on the relational nature of the estheticartistic experience, which densely and creatively links the organism to the environment, the subject to the object, and the individual to society.


2020 - Black e Ricœur filosofi della metafora [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Le teorie della metafora elaborate da Max Black e Paul Ricœur sono tra le più rilevanti nella filosofia novecentesca. Poiché entrambi hanno criticato la riduzione della metafora a orpello stilistico, affermandone la funzione cognitiva e l’importanza filosofica, c’è la tendenza a privilegiare gli elementi di continuità tra le loro prospettive. Ma è proprio così? Black e Ricœur non incarnano forse due punti di vista opposti sulla metafora: il punto di vista che ne enfatizza la forza euristica (Black) e quello che ne enfatizza piuttosto il potere creativo (Ricœur)? Approfondendo le riflessioni dei due filosofi al riguardo e il confronto che ciascuno di essi attiva con l’altro, questo contributo mette in luce come le loro posizioni tendano ad ampliarsi e arricchirsi, includendo anche l’aspetto inizialmente meno considerato. L’analisi delle prospettive di Black e Ricœur fornisce così l’occasione per interrogarsi sulla possibilità, nel dibattito filosofico odierno, di tenere insieme la natura sia linguistica che concettuale della metafora così come il suo valore sia euristico che innovativo.


2020 - Désir mimétique et violence sociale : René Girard lecteur de Proust [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Cette contribution vise à montrer l’actualité de l’anthropologie proustienne, en reconstruisant son importance pour la théorie du désir mimétique et du bouc émissaire développée par René Girard. Loin d’être confiné à la sphère de la passion individuelle, le désir mimétique devient un dispositif crucial de la violence sociale. L’interprétation girardienne de la Recherche nous permet d’en saisir certaines stratégies fondamentales, comme les processus par lesquels la connaissance de l’individuel se combine avec la connaissance de la réalité sociale et politique.


2020 - Introduzione [Prefazione o Postfazione]
Contini, Annamaria; Giuliani, Alice
abstract

Le autrici illustrano il senso del volume da loro curato, ripercorrendo alcuni nodi dell'odierno dibattito sulla metafora e sottolineando come quest'ultima si sia mostrata, alla luce di un confronto multidisciplinare, un luogo di ciristallizzazione di temi determinanti per la filosofia: una chiave per riflettere sui rapporti tra pensiero e linguaggio, percezione e concettualizzazione, verità e oggettività, conoscenza e creatività.


2020 - La metafora tra conoscenza e innovazione. Una questione filosofica [Curatela]
Contini, Annamaria; Giuliani, Alice
abstract

Il volume affronta in chiave multidisciplinare questioni di grande rilevanza all’interno dell’odierno dibattito sulla metafora: da cosa dipende la funzione conoscitiva della metafora? In che rapporto sta la funzione conoscitiva della metafora con la sua capacità di innovare significati e concetti? E quali sono le implicazioni teoriche e pratiche dell’uso deliberato della metafora rispetto a quelle di un suo uso inconsapevole? Affiancando contributi di carattere filosofico a contributi provenienti dalla linguistica e dalla psicologia cognitiva, il volume suggerisce di considerare la metafora come un fenomeno sia del pensiero che del linguaggio, come un processo in grado di far emergere strutture concettuali inconsapevoli ma anche di combinare i concetti secondo schemi inattesi. Nella metafora, conoscenza e innovazione appaiono fra di loro complementari: la conoscenza tende sempre a caratterizzarsi come un’attività di riconfigurazione, mentre l’innovazione semantico-concettuale tende sempre ad assumere un qualche valore euristico.


2020 - Metaphor (Visual) [Voce in Dizionario o Enciclopedia]
Contini, Annamaria
abstract

A visual metaphor is a type of metaphor the component elements of which (generally designated topic and vehicle, or target and source) are rendered in visual terms. No unified theory of visual metaphors exists, both because scholars from various disciplines (art historians, philosophers, semiologists, linguists, psychologists, cognitive scientists, etc.) are involved in analyzing them, and because their definition varies based on the more general concept of metaphors of which it is a part. There are, however, several recurring questions: how is a visual metaphor identified? Can we retrace the semiotic-rhetorical strategies or semantic-cognitive processes that are common to both verbal and visual metaphors? Are visual metaphors a specific phenomenon or can they be reduced to linguistic metaphors? Such questions have already received some answers from literature now considered consistent, that – even before pictorial or iconic turns – investigated the rules of the construction and interpretation of visual metaphors in a variety of areas, including art and advertising.


2020 - Metaphors, Stories, and Knowledge of the World [Capitolo/Saggio]
Contini, A.
abstract

In recent years, metaphors and stories have been the subject of much analysis by scholars of cognitive science. These researches showed that both metaphors and stories can be viewed as tools for thinking, and that such metaphors as the stories are expressions of that imaginative rationality that plays a role so important in the theory of embodied cognition. This paper starts right from the relationships between metaphors and stories, in the belief that, in a narrative, every metaphor is not only in context, but also takes a meaning not reducible to that which would singularly. I will argue that the narrative is a kind of “connective tissue”: the story organizes image schemas, metaphoric projections, conceptual and linguistic metaphors in terms of a network. I then ask how it is this process of integration. To this end, I will discuss some arguments put forward by narratology, comparing them with some thesis developed by the narrative theory of the philosopher Paul Ricoeur. On the one hand, we will see the important function that is performed in the narrative by the categories of time, agent, agency, process, and the resulting continuity exists between stories and scientific forms of thought. On the other hand, we see that the narrative does not just set the world, to give order and consistency, but also helps to refigure the world, to offer a different image of it. This aspect of the narrative also seems important to extend the reach of narrative in science.


2020 - Narrazioni multimodali nella scuola dell’infanzia. Uno strumento per l’analisi delle storie digitali [Capitolo/Saggio]
Zini, Andrea; Contini, Annamaria; Bertolini, Chiara; Manera, Lorenzo
abstract

Oggetto del presente contributo è lo strumento di analisi delle storie digitali elaborato nell’ambito del progetto di ricerca Erasmus Plus STORIES “foSTering early childhOod media liteRacy competencIES” (2015-2018). Sul piano delle intenzioni educative, la finalità perseguita nella realizzazione e promozione di attività di digital storytelling nell’ambito delle scuole dell’infanzia non è stata quella di esercitare i bambini nello sviluppo di abilità tecniche ma, al contrario, quella di trarre indicazioni per la possibile integrazione nel curricolo prescolare di un metodo operativo che miri a promuovere le competenze narrative multimodali (verbali e non verbali) dei bambini e la loro consapevolezza culturale nell’uso attivo degli strumenti digitali. Lo strumento è stato costruito dal gruppo di ricerca STORIES allo scopo di esaminare la qualità delle storie prodotte dai bambini durante i due anni di sperimentazione nelle scuole dell’infanzia. Lo strumento analizza le storie attraverso una molteplicità di aspetti che caratterizzano il digital storytelling, e che possono essere riassunti in tre principali dimensioni che possiamo intendere come altrettante lenti di osservazione: la struttura narrativa, l’intreccio dei linguaggi e gli aspetti digitali del prodotto.


2020 - Pensare per metafore: dall’interaction view alla teoria della metafora concettuale [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Il saggio mette in evidenza la specificità di una teoria della metafora basata sul concetto di interazione, analizzando sia le convergenze che le divergenze tra l’interaction view di Max Black e la teoria della metafora concettuale di Lakoff e Johnson. Le domande centrali per il dibattito odierno – la funzione del linguaggio in una visione che enfatizza la natura concettuale della metafora, la relazione tra metafore “vive” e convenzionali, il rapporto tra forza cognitiva e innovativa della metafora – vengono sollevate mettendo a confronto le due prospettive e ricostruendo la genesi della cosiddetta “svolta cognitiva” negli studi sulla metafora. Come esito del confronto, si conclude che la concezione interattiva della metafora è quella capace di tenere insieme la sua natura sia linguistica che concettuale così come il suo valore euristico e innovativo. Questo giustifica anche la sua possibile attualità per lo studio dell’uso conoscitivo e creativo di categorie e significati in diversi ambiti di discorso: scienza, filosofia, ma anche educazione e vita quotidiana.


2020 - Spinoza nella filosofia della vita dell’Ottocento francese [Capitolo/Saggio]
Contini, A.
abstract

Il capitolo analizza il significato che assume il confronto con il pensiero di Spinoza attivato dal massimo esponente della filosofia della vita francese, Jean-Marie Guyau, un autore assai noto e influente a cavallo tra Otto e Novecento, quando le sue opere venivano tradotte nelle principali lingue europee e le sue tesi discusse da personaggi come Bergson, Nietzsche, Durkheim, Kropotkin. Il capitolo si chiede perché Guyau non riconosca pienamente il proprio debito verso la prospettiva di Spinoza, cioè perché non colga quell’aspetto dinamico del conatus per cui esso tende tanto a conservare quanto ad accrescere l’essere. L’incomprensione risulta così profonda che Guyau, quando individua nella potenza d’agire un primo equivalente del dovere, non sembra nemmeno accorgersi di utilizzare una formula spinoziana, la stessa che tornerà più tardi in Bergson. D’altro canto, il capitolo mostra che Guyau, pur prendendo le distanze proprio dalla tesi spinoziana che era stata maggiormente valorizzata nella cultura positivistica francese (vale a dire la convinzione secondo cui tutte le nostre azioni sarebbero determinate da leggi altrettanto rigorose di quelle che governano gli oggetti della natura), ne assume un principio di fondo: poiché, come sostiene Spinoza, la vita non può costituire nella natura «un impero in un impero», si tratterà non di ricondurre la vita allo sforzo universale delle cose per perseverare nel loro essere, ma di ricondurre viceversa tale sforzo alla vita stessa.


2020 - Stories about nature as aesthetic experience in science education [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria; Giuliani, Alice; Manera, Lorenzo
abstract

In recent decades, constructivist and cognitivist research recognized the important role played by imagination in science education. In particular, the potential of imaginative approaches to attract students to the scientific contents has been highlighted, in addition to the importance of routinely engaging learners’ imagination in everyday learning experiences. The function performed by emotions and, in particular, by the feeling of pleasure appears to be less investigated in scientific literature: it is still not clearly defined how it is possible to facilitate learning processes related to the scientific contents by making them more enjoyable. A branch of research is exploring the possibility of using metaphors and narratives for this purpose: to mobilize the emotional and affective dimension, integrating it with the logical one. This contribution aims to deepen the role that the feeling of pleasure can play in science education experiences in which metaphors and narratives are used systematically. There is an area in which the feeling of pleasure is intertwined in a paradigmatic way with the knowledge of peculiar elements: in the aesthetic experience, we consider an object (artistic or natural) to be beautiful to the extent that we perceive a feeling of pleasure aroused by it. In this regard, the more pleasant stories about nature are to read, the more effective they are in terms of educational effectiveness. Stories need to be not only clear, precise, explanatory; stories need in fact not only to be understood, but also aesthetically enjoyed. By taking “The Winter Story” as example (Fuchs, 2011), the paper focuses on the characters that make stories enjoyable. The pleasure of the text is indeed an essential ingredient in the narrative understanding of natural phenomena: the presence of metaphors, personifications, of a "grammar of stories", meaning the elements that are involved in the cognitive value of the narration.


2019 - Aesthetic Education [Curatela]
Contini, A.; Manera, L.
abstract

The problem of aesthetical education has represented, for a long time, a theme of major importance both in the fields of philosophy and pedagogy. Within the present framework, it has arguably become complex and more difficult to understand and explain what aesthetical education actually means: what characteristics and functions it has, which are its limits and preconditions. In an age characterized by mass media and by a widespread aestheticism, it appears that mostly anything can assume an aesthetical value. Therefore, if on one hand the clear boundaries between cultured and popular and art have disappeared, the role of art as an exemplar convey of certain kind of experiences is not at all obvious. Moreover, the crisis that has been affecting the idea of beauty – already begun in the Romantic period - has raised doubts not only upon the educational model based on the kalokagathìa (an ideal of moral and physical perfection), but also on the links between beauty and harmony (order, form, proportion, internal law, equilibrium): a system extensively assumed by those who recognized an formative value to the aesthetical dimension. Our discomfort in facing such an issue does not relate to an inherent outdatedness of the issue, but it rather depends on the impossibility to continue to define the issue itself in the usual terms. It would be perhaps necessary to rethink the idea of aesthetical education, by integrating the traditional approaches with the insights coming from new research areas. This issue of “Studi di estetica” aims at fathoming some interrogatives over the current state of the research. In particular, the major questions we intend to address in this issue of “Studi di estetica” are: - Given the fact that - as often underlined - the aestheticization can overturn in anesthetization, in a contraction of sensibility, is it still meaningful to propose an ideal or an educational project highlighted by an aesthetical dimension intended as a central element of formative processes? If it still has a sense, what role could Art play in the abovementioned process? - Given the crisis involving beauty intended as an ideal, is it still possible to associate it to an educative value? If it is still possible, on what concept/declination of beauty is it based on? - Is it still possible to affirm that education to art and trough art develops - among other things - a critical approach to the aesthetisation of both reality and the quotidian life? If it is so, through which modalities?


2019 - Digital storytelling [Articolo su rivista]
Bertolini, Chiara; Contini, Annamaria; Manera, Lorenzo; Pagano, Andrea
abstract


2019 - How metaphor and narrative interact in stories of forces of nature [Capitolo/Saggio]
Fuchs, H. U.; Contini, Annamaria; Elisabeth, Dumont; Landini, Alessandra; Corni, Federico
abstract

In this chapter, we shall present an example of a story and its use, point out the metaphors it contains, and argue that its conceptual structure is the same as that of its formal counterparts in physics. In other words, we claim that all of us can learn some good physics from stories of forces of nature. Moreover, we use the opportunity to contribute to the theme of metaphor and narrative by tackling the question of how the two interact in such stories. We find that, in general, analysts of metaphor or narrative treat one or the other of these cognitive tools but not both at once. Narrative is not commonly a theme in conceptual metaphor theory, and metaphors are not the main concern for the narratologist. We shall discuss three perspectives regarding the question of how metaphor and narrative relate to each other. First, and this may be the most directly useful for education, stories of forces of nature lead us back to what Kieran Egan has called mythic culture and mythic understanding (Egan, 1988, 1997). The interaction of physical phenomena and a mythic mind presents us with an experience where metaphors and stories form a natural unity. Secondly, we describe how the question of the relation between metaphor and narrative has been taken up in in modern philosophy and cognitive science. Finally, we briefly sketch a model of perception at different scales that shows us how, in stories of forces of nature, metaphors give (formal) content to stories and a story informs us about the meaning of the metaphors it contains.


2019 - Il digital storytelling nella scuola dell’infanzia. Contesti, linguaggi e competenze [Curatela]
Bonaccini, S.; Contini, A.
abstract

La media literacy oggi è ritenuta una componente imprescindibile dei curricoli più innovativi e il digital storytleling costituisce una metodologia e un approccio per il potenziamento delle competenze digitali nei bambini. Il libro intende offrire spunti di riflessione e un inquadramento teorico per capire che cosa sia e come si possa utilizzare il digital storytelling per sostenere i processi di apprendimento dei bambini nella scuola dell'infanzia attraverso percorsi di media education.


2019 - Introduzione [Il digital storytelling nella scuola dell’infanzia. Contesti, linguaggi e competenze] [Prefazione o Postfazione]
Contini, A.
abstract

Questa Prefazione fornisce un quadro generale delle questioni trattate nel volume, soffermandosi in particolare sui riferimenti teorici e le scelte metodologiche operate dagli autori dei vari capitoli.


2019 - Nelson Goodman and Project Zero: art, cognition, and education [Articolo su rivista]
Contini, A.
abstract

Annamaria Contini’s article “Nelson Goodman and Project Zero: art, cognition, and education” was published in a special issue of the journal "Studi di Aesthetic" (eds Annamaria Contini & Lorenzo Manera) on “Aesthetic Education”. The article reconstructs in an interdisciplinary perspective a little-known but very interesting chapter both for aesthetics and for the history and theories of education. The protagonist of this chapter is one of the most influential figures in contemporary aesthetics and analytic philosophy in general: Nelson Goodman. In 1967, Nelson Goodman founded Project Zero, a program of basic research into art education, which, even today, is an international reference point. This article reviews the relationships between the theses set out in Languages of Art and the most original results obtained by Project Zero between 1967 and 1971, when Goodman was the director. Thus emerges the role of general symbol theory in developing an educational approach that attempts to overcome the dichotomy between art and science, between the emotive and the cognitive. The article also analyzes the effects of Goodman’s participation in Project Zero on his aesthetic-philosophical reflections, using it to interpret both the exemplar function taken on by art in Ways of Worldmaking, and the emergence of new concepts such as that of “implementation”.


2019 - Storytelling e digital storytelling: le potenzialità cognitive della narrazione [Capitolo/Saggio]
Contini, A.
abstract

Il capitolo ricostruisce alcuni riferimenti teorici dell’odierna prospettiva che insiste sulle potenzialità cognitive della narrazione: dalla grammatica delle storie alla narrazione come “tool for thinking”, passando attraverso il “pensiero narrativo” di cui parla Bruner. In tal modo, si chiariscono le premesse di un utilizzo del digital storytelling in chiave educativa.


2019 - Visual Metaphors and Pedagogical Practices in the New Century [Capitolo/Saggio]
Contini, A.; Manera, L.
abstract

In the chapter, by brawing on Lakoff and Johnson’s Conceptual Metaphor Theory, the concept of enactive metaphor is discussed in order to reinterpret early childhood symbolic play as a process of enactment based on children’s capacity to perceive new affordances in objects. This concept builds on the idea that seeing an object as something else demands a decentering process in representational terms, hence a participatory process generating new domains of social sense-making. In the chapter it is claimed that this process can be facilitated by designing learning activities in contexts where preschoolers are offered the possibility to augment their metaphorical imageries by exploring non-structured materials and are offered access to digital technologies for the purpose of creating narrative structures including visual components.


2018 - «A World under a Certain Description». Metaphor, Knowledge, and Semantic Innovation in Max Black [Articolo su rivista]
Contini, A.
abstract

Max Black's interaction view was a milestone in the metaphorical revival of the twentieth century, influencing both philosophical theories and those of psychology and cognitive linguistics. This article highlights the importance of Black's perspective even in today's debate, especially with regards to the following issues: the relationship between the conceptual and linguistic aspects of metaphor; and the relationship between the cognitive value and the innovative value of metaphorical statements. Resuming some philosophical conditions of Black's reevaluation of metaphor, the article shows that through the interaction view, metaphor appears to be not only a heuristic tool but also a device for semantic innovation, supporting knowledge as construction of meanings and reconfiguration - both conceptual and linguistic - of reality.


2018 - Digital Storytelling for Education. Theories and Good Practices in Preschool [Monografia/Trattato scientifico]
Bertolini, C.; Contini, A
abstract

The Digital Storytelling combines the old art of telling stories with new media such as graphics, audio and video. This book introduces Digital Storytelling as a realistic and feasible opportunity for Pre-schools, useful to achieve a dual objective: on the one hand, it fosters children’s narrative and media literacy competencies, and on the other it supports teachers’ professional development in media education. The first part of the book presents Digital Storytelling by exploring its pedagogical and didactical dimensions. The second part examines nineteen different digital storytelling practices in order to outline the most relevant educational aspects of Digital Storytelling activities carried in Pre-schools.


2018 - Il digital storytelling nell’educazione dell’infanzia: la formazione degli insegnanti nel progetto STORIES [Articolo su rivista]
Zini, A.; Bertolini, C.; Manera, L.; Contini, A.
abstract

Il progetto Erasmus Plus STORIES (2015-2018) ha come temi centrali la promozione della media literacy nei servizi educativi per l’infanzia e lo sviluppo professionale degli insegnanti in media education. Uno dei risultati già raccolti dal progetto è il percorso formativo sul Digital Storytelling nell’educazione dell’infanzia rivolto agli insegnanti in servizio nelle scuole che partecipano al progetto in Italia, Finlandia, Germania e Turchia, progettato in modo da stimolare tutte le componenti del modello TPACK. Sono oggetto di questo contributo la struttura del percorso formativo, i contenuti chiave e le attività del corso.


2018 - Metaphor [Voce in Dizionario o Enciclopedia]
Contini, A.
abstract

The encyclopedia entry aims to trace the fundamental coordinates of today's debate on metaphor, with particular reference to the metaphor-knowledge nexus and the relationship between thought and language.


2018 - Visual Metaphors, Art Education and Pedagogical Practices in the Visual Age [Abstract in Atti di Convegno]
Contini, A.; Manera, L.
abstract

The abstract explains which approaches and theoretical references will allow to explore the links between visual metaphors, art education and pedagogical practices.


2017 - Introduzione: la metafora tra pensiero e linguaggio [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Si tratta dell’articolo introduttivo al numero monografico (a cura di Annamaria Contini) della rivista “Estetica. Studi e ricerche” sul tema “Metafora e conoscenza”. Nell’articolo, ci si interroga sul significato che ha assunto – nella seconda metà del Novecento – la rivalutazione filosofica della metafora iniziata dal filosofo analitico Max Black e poi proseguita con autori come Nelson Goodman e Paul Ricœur, mostrando che le loro concezioni sono accomunate dalla forza cognitiva attribuita ai processi metaforici e dalla convinzione che la metafora sia un fenomeno tanto del pensiero quanto del linguaggio. In tal modo, queste concezioni anticipano le linee guida che animeranno, a partire dai lavori di Lakoff e Johnson, la generazione di teorie sulla metafora a base concettuale. Tuttavia, tra le une e le altre esistono anche importanti elementi di discontinuità: mentre la teoria della metafora concettuale rischia di ridurre le espressioni linguistiche a semplici epifenomeni, le teorie di matrice filosofica insistono sul ruolo svolto dalla dimensione linguistica nei processi di innovazione semantica. A conclusione dell’articolo, emerge così la rilevanza di uno sguardo filosofico sulla metafora, anche in un’epoca – come la nostra – nella quale lo studio della metafora ha assunto un carattere fortemente multidisciplinare.


2017 - Metafora e conoscenza [Curatela]
Contini, Annamaria
abstract

Si tratta del numero monografico 1, 2017, della rivista "Estetica. Studi e ricerche". Al numero, curato da Annamaria Contini, hanno contribuito studiosi specialisti della questione della metafora come strumento euristico e cognitivo: Annalisa Baicchi, Enikő Bollobás, Eleonora Caramelli, Alessandro Cavazzana, Simona Cresti, Giulia Frezza, Alice Giuliani, Elisabetta Gola, Zoltán Kövecses, Alberto Martinengo, Rita Messori, Michele Prandi, Francesco Valagussa. Dagli anni Novanta fino a oggi, il dibattito sulla metafora è stato dominato dalla linguistica e dalla psicologia cognitiva; agli studi sull’embodiement e sui rapporti mente-cervello si sono aggiunti quelli di neurolinguistica, di pragmatica sperimentale e di neuropragmatica. Un tema classico dell’estetica è diventato così un tema multi- e trans-disciplinare. Oggi, la forza cognitiva della metafora non viene più messa in discussione, costituendo anzi un campo di indagine fiorente e trasversale alle discipline. Non sempre, tuttavia, vi è stata un’effettiva comunicazione tra questi settori. Inoltre, non sempre il ruolo dell'estetica e delle altre discipline filosofiche è stato pienamente valorizzato. Con il presente numero di “Estetica. Studi e ricerche”, la curatrice cerca di restituire all'estetica un ruolo importante, sia per rimettere al centro il carattere innovativo della metafora, sia per porre in relazione diverse prospettive di ricerca. Facendo dialogare l’estetica con altre discipline filosofiche e con altre discipline tout court, questo numero monografico si propone di rendere più interdisciplinare l’odierna riflessione sulla metafora, nella convinzione che solo una visione non settoriale del problema consenta di far avanzare realmente la discussione. I contributi qui raccolti si focalizzano pertanto su diversi aspetti del nesso metafora-conoscenza, offrendo un quadro ricco e variegato delle ricerche italiane e internazionali sull’argomento.


2017 - Metafora e conoscenza. Punti di vista filosofici [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Il saggio di Annamaria Contini dal titolo «Metafora e conoscenza. Punti di vista filosofici» è stato pubblicato in un volume collettaneo, a cura di Davide Astori, sul tema «La metafora e la sua traduzione». Il volume si articola in due sezioni: una prima teorica, che intende offrire uno status quaestionis sull’argomento attraverso i contributi di tre specialisti (dai differenti punti di vista del linguista, del filosofo e del neurolinguista), e una seconda, di carattere più esemplificativo, che presenta alcuni casi particolari, di natura più dimostrativo-applicativa. Il saggio di Annamaria Contini è collocato nella prima sezione e si prefigge di ricostruire alcune linee direttrici della riscoperta della metafora da parte della filosofia. Il saggio mostra infatti che l’interesse per la metafora da parte della filosofia si sviluppa, nella seconda metà del Novecento, a partire dalla crisi dell’epistemologia neopositivista e sulla scorta di un generale ripensamento della costellazione oggettività-verità. Le riflessioni sulla forza cognitiva della metafora svolte da Black e Goodman appaiono emblematiche: nonostante le diverse prospettive da cui muovono e i risultati non sempre sovrapponibili a cui giungono, sia Black che Goodman contribuiscono a un metaphorical revival che avrà importanti ricadute sulla tradizione della filosofia analitica. Ammettere la forza cognitiva del metaforico significa infatti contestare le dicotomie su cui il primo neopositivismo aveva costruito l’immagine di teoria scientifica: denotativo/connotativo, descrittivo/emozionale, razionalità/immaginazione, scienza/metafisica ecc.


2016 - Forme et sensibilité, de Bordeu à Diderot [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

L'article d’Annamaria Contini « Forme et sensibilité, de Bordeu à Diderot» est paru dans un ouvrage collectif international auquel ont contribué quelques-uns des meilleurs spécialistes de Diderot. Annamaria Contini a été invitée à participer pour ses recherches spécialisées sur l’interaction entre l’esthétique et la science du vivant en France depuis le XVIIIe siècle et, notamment, sur certains représentant de l’École médicale de Montpellier comme Théophile Bordeu, qui a tant influencé Diderot. L'ouvrage dans son ensemble prend comme fil conducteur l’actualité du philosophe ; en effet, nombreux sont les thèmes et les problèmes que Diderot aborde et que nous sentons proches de nous: de la continuité entre le corps et la pensée au rapport entre la philosophie et les sciences de la vie; de l’impossibilité de scinder sensibilité et mouvement à l’attention vers la vie sociale, avec ses lois, ses habitudes et ses tics. Dans le champ esthétique, en particulier, la figure de Diderot semble toujours plus importante pour repenser le sens «aisthétique» de la discipline, ainsi que la nécessité de recentrer le discours de l’art dans la dimension sensible, émotive, corporelle et agissante de l’homme. Les articles ici recueillis sont divisés en trois sections distinctes mais étroitement liées : « Diderot critique d’art : représentation, sentiments et échanges », « Diderot esthéticien : forme et sensibilité », « Diderot et les sciences : matérialisme, société et éthique ». L'article d’Annamaria Contini, qui est intégré dans la dernière section, se propose d’étudier de manière originale le réseau tissé entre esthétique et science du vivant chez Diderot. L’article montre que l’influence exercée par l’École de Montpellier sur la pensée de Diderot ne se limite pas aux entrées médicales de l’Encyclopédie : le vitalisme empreint de matérialisme des médecins philosophes et de Bordeu en particulier offre un vaste modèle théorique qui agit sur la philosophie de la nature et sur la conception du beau et de l’art. Ce qui rapproche les médecins et les philosophes, c’est la conviction que l’organisme vivant est essentiellement un agencement intégré. Diderot trouve chez Bordeu non seulement les bases empiriques sur lesquelles il peut appuyer les intuitions de Buffon et de Maupertuis, mais également les instruments théoriques pour élaborer un nouveau modèle interprétatif. Bordeu, prenant ses distances de tout finalisme, identifie dans la sensibilité le principe vital, une sensibilité polymorphe et sourde dont le fondement matériel est le système nerveux. La nouvelle image de la physiologie que propose Bordeu constitue le référent implicite de la philosophe matérialiste de l’art de Diderot.


2016 - La forza cognitiva della metafora: convergenze e divergenze nel dibattito novecentesco [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

La teoria interattiva e la teoria concettuale della metafora hanno offerto un decisivo contributo allo sviluppo di un campo interdisciplinare di studi che è oggi concorde nell’attribuire alla metafora una specifica forza cognitiva. Per questo motivo, si propone generalmente una visione unitaria dell’interaction view (di cui Richards è considerato il pioniere e Black il teorico vero e proprio) e si tende a sottolinearne le affinità con la teoria della metafora concettuale di Lakoff e Johnson. Nell’articolo, si mostra invece che la concezione interattiva non è affatto omogenea al proprio interno, e che il passaggio da una teoria retorico-filosofica (Richards) a una teoria logico-epistemologica (Black) della metafora comporta uno spostamento del modello di riferimento, che in Black non è più il linguaggio poetico ma il linguaggio “ordinario”. Si mostra inoltre che la valorizzazione della metafora come strumento cognitivo, pur comune all’interaction view e alla teoria della metafora concettuale, assume significati diversi nelle due prospettive, saldandosi con diversi presupposti e obiettivi teorici.


2016 - Table ronde sur le livre d'Annamaria Contini, "Esthétique et science du vivant. De l'École de Montpellier à Henri Bergson" [Altro]
Contini, Annamaria; Donato, Elena; Duroux, Yves; Quintili, Paolo; Ragghianti, Renzo; Riba, Jordi; Vermeren, Patrice
abstract

Au sein du Colloque international "Regards croisés sur les Transatlantiques et critiques indépendances post-coloniales du logocentrisme philosophique", organisé par l'Université Paris 8 et tenu à Paris du 1er au 3 Juin 2016, il a eu lieu une Table ronde sur le livre d'Annamaria Contini "Esthétique et sciences du vivant. de l'École de Montpellier à Henri Bergson," qui venait de sortir chez les éditions Harmattan. La table ronde, qui s'est déroulée le 2 Juin 2016, a réuni - en plus de l'auteur du livre, Annamaria Contini - certains spécialistes de la philosophie française du XVIIIe et XIXe siècle: Elena Donato (Université de Buenos Aires), Yves Duroux (CNRS), Paolo Quintili (Université de Rome 2), Renzo Ragghianti (Scuola Normale Superiore de Pise), Jordi Riba (Université autonome de Barcelone), Patrice Vermeren (Université de Paris 8).


2016 - Turkish and Italian art teachers' views, experiences and self-reported competencies on the educational assessment practices in arts [Relazione in Atti di Convegno]
Bertolini, Chiara; Contini, Annamaria; Gozen, Goksu
abstract

L'abstract sintetizza una ricerca comparativa tra Turchia e Italia rispetto alle rappresentazioni e pratiche di valutazione degli insegnanti di discipline artistiche di tutti gli ordini scolastici


2015 - Esthétique et science du vivant. De l’École de Montpellier à Henri Bergson [Monografia/Trattato scientifico]
Contini, Annamaria
abstract

Lorsqu’on parle d’une esthétique de la biologie, la pensée va tout de suite à la culture allemande et à la tradition de la Naturphilosophie. Ce volume explore plutôt un chapitre moins connu : l’interaction entre l’esthétique et l’étude du vivant en France, de l’École médicale de Montpellier à Bergson, en passant par Comte, Claude Bernard, Ravaisson et Guyau. Dans le sillage de la réflexion menée par Georges Canguilhem, le livre montre à la fois la valeur philosophique que prend la connaissance de la vie et la valeur de référence que prend le domaine de l’art pour précisément saisir la vie dans son originalité, dans les aspects qui la rendent irréductible à un simple mécanisme. Ainsi, une sorte de généalogie va se dessiner au sein de la philosophie du XIXe siècle en France et permettre de relire certains tournants de son histoire. Le livre est la traduction d’un ouvrage paru en 2012 sous le titre Estetica della biologia. Dalla Scuola di Montpellier a Henri Bergson (Milano, Mimesis Edizioni, collection Morphé). Par rapport à l’édition originale, de nombreuses modifications ont été introduites. Chaque chapitre a été revu dans son contenu et dans son apparat de notes. Les indications bibliographiques ont été mises à jour et enrichies de références à la littérature critique de langue française. Une bibliographie complète des textes consultés, subdivisée selon les chapitres, a été ajoutée à la fin du livre ; ce classement par chapitre devrait faciliter au lecteur le repérage des sources et des études portant plus particulièrement sur chaque noyau thématique. On a jugé également opportun d’approfondir certains thèmes au fil des perspectives nouvellement ouvertes.


2015 - Introduzione [Prefazione o Postfazione]
Contini, Annamaria; Moietta, Enzo; Ramploud, Alessandro
abstract

La prefazione sintetizza obiettivi, metodologie, risultati dei vari capitoli che costituiscono il volume, rintracciando al contempo i loro elementi di connessione.


2015 - Metamorfosi delle differenze. Atti del Convegno interdisciplinare dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (aprile 2012) [Curatela]
Contini, Annamaria; Moietta, Enzo; Ramploud, Alessandro
abstract

La questione della differenza, che per tanti anni è stata al centro del dibattito filosofico, sembra oggi filosoficamente inattuale. Il volume tenta di ripensare tale questione, facendo interagire svariate tradizioni e discipline e saggiandone con ciò nuovi angoli di presa. Da Bateson a Merleau-Ponty, da Bergson a Deleuze, da Wittgenstein a Berque e Jullien, emerge un “filo rosso”: l’esigenza di non schiacciare la differenza in senso linguistico e, parallelamente, di non reificarla, di non ridurla a entità o cosa; la necessità di coniugare la differenza al plurale, esplorando la metamorfosi delle differenze e i problemi filosofici che si aprono non appena si abbattono steccati ormai consunti.


2015 - Natura vivente e natura inerte. Bergson e la tradizione del vitalismo francese [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Il saggio "Natura vivente e natura inerte. Bergson e la tradizione del vitalismo francese" costituisce un capitolo di un volume collettaneo che ha per titolo "Metamorfosi delle differenze". Il saggio indaga una questione centrale del pensiero bergsoniano: la differenza, irriducibile a qualsiasi tipo di monismo, tra natura vivente e natura inerte, nel quadro di una filosofia biologica che sembra doversi attenere a un’euristica negativa, a dire cosa la vita non è, vista l’incapacità del linguaggio di significare tale differenza senza irrigidirla e travisarla. Per Bergson, l’intelligenza si rappresenta con chiarezza ciò che è discontinuo, immobile, morto, ma è caratterizzata da un’incomprensione naturale della vita; viceversa, l’intuizione può sì rappresentarsi la vita, ma il suo linguaggio resta inevitabilmente metaforico, intessuto d’immagini che rinviano a qualcosa d’altro. Proprio dalle pieghe del linguaggio metaforico scaturisce però la possibilità di un’euristica positiva del vivente e della differenza che vi si inscrive. Ricostruendo i legami tra Bergson e la tradizione del vitalismo francese, il saggio mostra infatti che in questa tradizione il ricorso a modelli metaforici permette di pensare la vita nella sua originalità, rendendola oggetto di una scienza autonoma e specifica. Non si tratta di abdicare al rigore filosofico o scientifico, ma semmai di raffinarlo, ammettendo che vi sono dei casi in cui è il linguaggio per immagini a parlare consapevolmente in modo proprio, e il linguaggio astratto a parlare inconsapevolmente in senso figurato.


2014 - Dalla macchina all’opera d’arte. Metafore del vivente nella biologia sperimentale ottocentesca [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Negli ultimi decenni, la rivalutazione della metafora in quanto strumento del pensiero oltre che del linguaggio è andata di pari passo con il riconoscimento del suo ruolo insostituibile all’interno delle indagini scientifiche. Il filosofo Max Black, iniziatore della concezione interattiva della metafora, è stato tra i primi a sostenere che anche la scienza si avvale di procedimenti metaforici. Adottando l’interaction view di Black, l’articolo ricostruisce un caso emblematico di relazione tra metafore e modelli scientifici, e mostra come sia proprio una metafora a modellare la nuova immagine del vivente promossa da Claude Bernard nel quadro della biologia ottocentesca. Lo scienziato sceglie infatti di mappare un campo ancora poco conosciuto trasferendovi proprietà appartenenti al dominio dell’arte. Bernard può così rivendicare l’originalità del sapere biologico rispetto alle scienze fisico-chimiche, senza metterne in discussione l’impianto deterministico e lo statuto di scienza sperimentale.


2014 - Deux interprétations de l’esthétique de Guyau dans la philosophie italienne de la fin du XIXe siècle [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Cette contribution fait partie d'un volume qui aborde la question des effets que l’œuvre de Jean-Marie Guyau (1955-1888) a continué à produire après sa mort prématurée, en analysant non seulement l'influence exercée par Guyau sur certains philosophes célèbres (de Nietzsche à Bergson), mais aussi la réception de sa pensée dans des différents contextes nationaux: notamment en Espagne, en Uruguay, en Chili et en Italie. Les auteurs: L. Berisso; A. Contini; C. Fillière; J. Martin; D. Mellado Gómez; I. Pereira Vallebona; R. Ragghianti; J. Riba; A. Savorelli; I. Walther-Dulk. La contribution apportée par Annamaria Contini a pour objet deux interprétations de l’esthétique de Guyau qui apparaissent emblématiques de sa réception à l’intérieur de la philosophie italienne entre la fin du XIXe et le début du XXe siècle : celle donnée par Giuseppe Tarozzi, aussi articulée que bienveillante ; celle donnée par Benedetto Croce, aussi tranchante que polémique. Elève de Roberto Ardigò, Giuseppe Tarozzi (1866-1958) constitue un exemplaire typique de ce positivisme inquiet qui, toujours davantage, accueillait en son sein des tensions de caractère éthique et métaphysique dans la tentative de concilier une vision scientifique de la nature avec le principe de la liberté humaine. Comme nous le verrons, il effectue un rapprochement intense avec la pensée de Guyau : ses analyses révèlent une lecture attentive qui ne se contente pas de quelques formules superficielles, mais explore tout l’éventail des théories élaborées par l’auteur sur l’art, la morale, et la religion, dans la conviction qu’ils proviennent d’une racine commune. Notons que l’enquête philosophique de Tarozzi s’oriente déjà vers le domaine de l’éthique, qui sera d’ailleurs le domaine où il exercera la plus grande influence, d’une part comme rédacteur de la « Rivista di filosofia scientifica », d’autre part comme enseignant à l’Université de Palerme; cela explique peut-être pourquoi sa reconstruction passionnée de l’esthétique de Guyau n’ait pas été reprise par d’autres chercheurs et reste un épisode isolé dans la culture philosophique italienne de la fin du XIXe siècle. Benedetto Croce (1886-1952) représente par contre un des principaux penseurs du tournant anti-positiviste qui caractérise une bonne partie de la philosophie italienne du début du XXe siècle. Il ne se confronte pas vraiment avec la perspective de Guyau, mais il la refuse d’emblée, la définissant une ultérieure « variante sur le thème » d’un courant de pensée qu’il était résolu de combattre. En particulier la théorie de l’art de Guyau devait lui sembler l’opposé de l’esthétique qu’il avait élaborée, et qui marquera effectivement la ligne de démarcation dans la culture italienne, une fracture avec le passé, et le début d’une nouvelle saison philosophique. Par conséquent, vue l’énorme influence exercée par Croce sur les études esthétiques et littéraires des décennies suivantes, il n’est pas étonnant que la condamnation des thèses de Guyau de sa part ait des répercussions bien plus fortes que les appréciations de Tarozzi. Même s’il y avait en Italie de nombreux obstacles à une réception correcte de l’esthétique de Guyau, l’on peut considérer que l’interprétation de Croce constitue l’obstacle le plus significatif, et longtemps insurmontable.


2014 - Forma e individualità nel determinismo biologico di Claude Bernard [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

L’articolo ricostruisce il ruolo che assume la questione dell’individualità nel progetto epistemologico di Claude Bernard, lo scienziato che contribuisce in maniera decisiva a definire la fisiologia come scienza autonoma. Attraverso una minuziosa analisi del corpus teorico bernardiano, l’articolo mostra che tale questione si salda strettamente con altri nodi problematici quali la specificità del vivente e delle scienze che ne intraprendono lo studio, l’esigenza di forgiare concetti e metodi originali senza rinunciare al determinismo dei fatti biologici, lo statuto metaforico assegnato al concetto di creazione organica, i rapporti esistenti tra processi morfologici ed elementi fisico-chimici. Dunque, la questione dell’individualità rende più aperta e flessibile la visione deterministica di Bernard, attivando un’incessante tensione tra invarianza e variabilità, unità e unicità, norma e creatività.


2014 - Le avventure della forma - II Giornata Interateneo [Altro]
Rasini, Vallori; Contini, Annamaria; A., Gatti; R., Messori
abstract

Si tratta dell'organizzazione della II Giornata Interateneo del corso di Laurea Magistrale in Filosofia (con lezioni magistrali e seminari pomeridiani), completata con la pubblicazione del primo Annuario di Interateneo, a.a. 2013-2014.


2014 - Les chemins du politique dans la morale de Guyau [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Annamaria Contini est une spécialiste de la philosophie française du XIXe siècle et notamment de la pensée de Jean-Marie Guyau. Cet auteur a exercé une grande influence sur le débat philosophique de la fin du XIXe siècle et du début du XXe. Ses écrits, traduits dans la plupart des grandes langues européennes, étaient alors discutés par Durkheim, Bergson, Tolstoï, Nietzsche, Kropotkine. Dans l’article « Les chemins du politique dans la morale de Guyau », elle analyse une question soulevée par la nouvelle édition d’un ouvrage de Guyau, l’« Esquisse d’une morale sans obligation ni sanction » (parue en 2012 par Jordi Riba), dans laquelle on publie pour la première fois en français l’intégralité des « Notes » que Nietzsche a consacrées à cet ouvrage, ainsi que le chapitre XIII de l’Éthique de Kropotkine qui porte sur l’Esquisse. La question dont il s’agit est la suivante : existe-t-il un tournant politique de la pensée de Guyau ? Pour répondre à cette question, l’article valorise d’une part les interprétations offertes par Nietzsche et Kropotkine ; d’autre part, il les relativise, considérant que leur présence simultanée fasse émerger l’irréductibilité de la pensée du philosophe par rapport à tous deux. Ainsi si le rapprochement avec Nietzsche nous fait comprendre que l’objectif de Guyau n’est pas de dissoudre mais d’amender la morale, le rapprochement avec Kropotkine nous fait comprendre que la morale anomique et cependant solidariste de Guyau implique effectivement un virage vers le politique, même s’il ne va pas dans la direction souhaitée par Kropotkine. Autrement dit, c’est justement le tournant politique de l’œuvre de Guyau qui est le plus à même de la réinsérer dans le débat philosophique contemporain ; mais cette actualité provient du fait que Guyau indique ainsi une nouvelle façon d’envisager la relation entre la philosophie et la politique, qui connaitra un grand essor dans la pensée du XX° siècle. Annamaria Contini se demande toutefois s’il ne serait pas possible de faire un passage ultérieur, discernant une sorte de « tournant esthétique » de la philosophie politique esquissée par Guyau. L’art, en effet, est une fonction exemplaire sous de nombreux points de vue : par son aptitude à appliquer de façon innovatrice les règles jusqu’alors en vigueur, ou encore à les transformer radicalement, formulant et expérimentant de nouveaux codes, elle devient le point de référence de la créativité sociale et politique attribuée à l’agent moral ; par sa capacité de communiquer, de transmettre à autrui des idées, des émotions et des sentiments, elle devient aussi le modèle d’une sociabilité en mesure de s’intégrer à la pluralisation et la singularisation de la vie pratique. Le détour esthétique, à travers lequel Guyau tente de concilier la créativité individuelle avec la solidarité sociale, peut donc être considéré comme l’enjeu le plus radical de sa morale sans obligation ni sanction.


2014 - Potenza d’agire. La terza antinomia kantiana nella riflessione etica di Paul Ricœur [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Questo prodotto di ricerca è pubblicato in un volume al quale hanno collaborato studiosi sia italiani che stranieri. Il volume presenta un taglio innovativo: esso intende mostrare la poliedrica attualità di Kant, ponendo al vaglio dei migliori interpreti della modernità (F. Nietzsche, Ch.S. Peirce, Th. Adorno, M. Heidegger, P. Ricœur, E. Bloch) concetti centrali della filosofia kantiana quali noumeno, antinomia, contingenza, libertà. Il contributo di Annamaria Contini si interroga sul significato che assume la ripresa di Kant nel quadro della riflessione etica sviluppata da Ricœur in“Sé come un altro”. Esso analizza in particolare il quarto capitolo (o “studio”) di quest’opera, dove Ricœur si rifà alla terza antinomia della ragion pura per affrontare un problema scaturito dal confronto tra filosofia analitica dell’azione ed ermeneutica del sé: che cosa distingue la possibilità di ascrivere in concreto un’azione a un agente da quella di attribuirla a un soggetto logico? È o non è giustificabile la sicurezza che l’agente ha di poter produrre cambiamenti nel mondo, cioè l’esperienza o il fatto primitivo della potenza d’agire? Ricostruendo la complessa argomentazione di Ricœur, Annamaria Contini mostra il ruolo strategico attribuito alla terza antinomia kantiana, che sul piano metodologico consente di fondare non dogmaticamente la potenza d’agire, mentre sul piano speculativo permette di pensare l’iniziativa dell’agente umano come una connessione tra più specie di causalità. Si evidenzia così la peculiare lettura della filosofia di Kant offerta da Ricœur, una lettura irriducibile a quella che era prevalsa nel neocriticismo francese e segnatamente nel “fenomenismo” di Charles Renouvier. Per Ricœur, la dialettica tra libertà e determinismo indica infatti una possibile transizione dall’epistemologia all’ontologia, delineando una strategia alternativa tanto al decostruzionismo di Nietzsche quanto alla filosofia analitica dell’azione.


2013 - Estetica e diversità culturale [Monografia/Trattato scientifico]
Contini, Annamaria
abstract

Il volume esamina la questione della diversità culturale dal punto di vista di una disciplina, come l’estetica, che negli ultimi decenni ha già subito profonde trasformazioni, sotto l’impatto di nuovi problemi (ad esempio, l’estetizzazione della realtà e del quotidiano, il venir meno della barriera tra arte colta e arte di massa, l’influsso esercitato dai nuovi media tecnologici) che l’hanno spinta a rivedere non solo metodi e teorie, ma anche le stesse definizioni di “arte” e di “esperienza estetica”. A tal fine, l’Autrice si confronta con un filone di studi, sviluppatosi soprattutto in Francia o comunque in area francofona, che ha posto al centro delle proprie ricerche il concetto di métissage, intendendo con esso un processo di contaminazione interculturale dagli esiti originali e imprevisti, cioè irriducibile tanto a una semplice sommatoria degli elementi in gioco, quanto al loro fondersi in un insieme omogeneo e indifferenziato. La fortuna di questo concetto all’interno delle scienze sociali si deve al fatto che ha assunto ben presto un carattere transdisciplinare, coinvolgendo nella sua elaborazione una pluralità di saperi: non solo l’antropologia culturale, la sociologia, la storia sociale e politica, ma anche la filosofia, la linguistica, la storia dell’arte, la teoria della letteratura. Un capitolo del volume è volto a ricostruire i referenti filosofici di alcune teorie del métissage (il post-strutturalismo francese, le riflessioni sull’alterità sviluppate da Ricœur e Lévinas, l’antropologia filosofica di Bachtin), mostrando come questa nozione si trasformi in una sorta di paradigma, cioè in un modello di analisi e interpretazione dei fenomeni culturali che, pur non essendo privo di affinità con quello messo a punto in area anglosassone dai cultural e dai postcolonial studies, presenta alcuni tratti distintivi: ogni cultura viene considerata intrinsecamente e costitutivamente “interculturale”, nel senso che la relazione con le altre culture impronta ogni fase della sua genesi e del suo sviluppo; il problema dell’identità culturale viene impostato a partire da una riflessione sull’identità individuale, sulla possibilità – aperta al soggetto conoscente e agente – di muoversi tra diverse appartenenze, di autodefinirsi non contro ma mediante l’alterità; la sfera dell’arte e dell’esperienza estetica non costituisce solo un campo di applicazione delle teorie, ma anche e innanzitutto un ambito da cui mutuare teorie che consentano di leggere in modo non riduttivo i processi di contaminazione fra le culture. Per questo filone di studi, le arti rappresentano infatti un “laboratorio” dei métissages: uno spazio in cui i métissages si realizzano in modo esemplare, dandoci la possibilità di assistere al loro formarsi e al loro nascere; uno spazio, inoltre, dove tali processi evidenziano le originali configurazioni a cui possono dar luogo, anche quando i rapporti di forza sono asimmetrici; uno spazio, infine, a partire dal quale sia possibile ripensare – oltre e al di là della differenza culturale – la differenza stessa, delineando una logica non più dell’esclusione o dell’omologazione, bensì dell’interconnessione. D’altro canto, nella misura in cui focalizza l’attenzione sugli scambi, i prestiti, gli intrecci realizzati o suggeriti dalle arti, il paradigma del métissage tende ad ampliare la nozione tradizionale di arte, mettendo in discussione le frontiere e le gerarchie esistenti fra arti occidentali e arti degli altri. Un altro capitolo del volume s’interroga perciò sulle strategie utilizzate dalle istituzioni museali per rappresentare l’alterità, assumendo come caso emblematico il Musée du Quai Branly, un grande museo parigino interamente dedicato alle arti non occidentali. Infine, nell’ultimo capitolo, ci si chiede quali siano le


2013 - Metafora e razionalità immaginativa [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Questo capitolo si inserisce in un volume, a cura di Federico Corni, a cui hanno collaborato i seguenti autori: A. Contini, F. Corni, M. D’Anna, K. Egan, H.U. Fuchs, E. Giliberti, P. Lubini, C. Mariani, M. Villa. Il volume cerca di impostare in modo innovativo la didattica delle scienze, facendo interagire l’approccio scientifico-naturalistico con quello umanistico. Centrale, in tale contesto, appare il tema della metafora, considerata non come semplice orpello retorico, ma come strumento euristico-cognitivo in grado di riconnettere diversi domini concettuali ed esperienziali, e di attivare feconde sinergie tra la dimensione razionale e quella immaginativa. Il capitolo parte dalla concezione interattiva formulata dal filosofo Max Black, che ha aperto la strada a una lettura della metafora come struttura del pensiero oltre che del linguaggio; dà poi ampio spazio alla teoria della metafora concettuale sviluppata dal linguista George Lakoff e dal filosofo Mark Johnson, mostrandone i profondi legami con una teoria della embodied cognition che conferisce un ruolo cruciale agli schemi embodied dell’immaginazione; si sofferma infine sulla prospettiva avanzata da due psicologi cognitivisti, Sam Glucksberg e Boaz Keysar, che, rifacendosi ad alcune tesi di Nelson Goodman, scorgono nell’enunciato metaforico un’asserzione di inclusione in classe mediante cui vengono generate nuove categorie. Per tutti questi autori, la somiglianza non preesiste alla metafora, ma è frutto della nuova organizzazione semantica e categoriale che essa promuove. Inoltre, come sottolinea Black, lo stesso ragionamento scientifico ricorre spesso a procedimenti di tipo metaforico: ad esempio, i modelli teorici della scienza trasferiscono idee e concetti dal “sistema primario” (il dominio da cui è ricavato il modello) al “sistema secondario” (il dominio a cui il modello si applica). Non si tratta di un semplice espediente per rappresentare in termini concreti qualcosa di astratto, bensì di un modo per riorganizzare il sistema primario, evidenziandone aspetti non visibili in altri modi. Dunque, la valorizzazione congiunta di metafora e immaginazione implica anche una nuova visione della razionalità scientifica, non più appiattita sulla semplice trascrizione di una realtà oggettiva.


2013 - Poetica [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Questo articolo è stato pubblicato in un fascicolo monografico della rivista “Estetica” dedicato alla figura di un maestro dell’estetica italiana contemporanea – Luciano Anceschi (1911-1995) – nel centenario della sua nascita. L’articolo si colloca nella seconda parte del fascicolo, organizzata sotto forma di un “Lessico anceschiano” : attraverso l’individuazione di alcuni nodi tematici, si cerca di ricostruire il contributo di Anceschi su specifiche questioni ancora essenziali per l’estetica e la filosofia contemporanee. Tra i lemmi trattati, vi è anche quello di poetica, su cui si concentra per l’appunto questo articolo. La nozione di poetica possiede in effetti un’indubbia centralità tanto nella prospettiva estetica di Luciano Anceschi quanto nella sua ricca e complessa eredità culturale. Nell’articolo, se ne mettono a fuoco tre aspetti: la fase di elaborazione, cioè i significati e le motivazioni che assume tale nozione negli scritti giovanili di Anceschi; alcuni referenti teorici che l’hanno ispirata; i rapporti poetica-estetica, nel quadro di una nuova fenomenologia critica che distingue tra “un orizzonte delle scelte” e un “orizzonte della comprensione”. Analizzando e contestualizzando i testi di Anceschi, si mostra così che, fin dall’inizio, l’originalità e la rilevanza del suo approccio consistono nella capacità di assegnare un pieno valore conoscitivo al pensiero nato dall’attività artistica, senza mai appiattire questa “riflessione pragmatica” sul pensiero filosofico.


2012 - Ancora su Guyau e Bergson [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Forti analogie legano il volume "La genèse de l’idée de temps" di Jean-Marie Guyau", uscito postumo nel 1890 da Alcan a cura di Alfred Fouillée, e l’"Essai sur les données immédiates de la conscience" di Bergson, pubblicato nel 1889. Guyau era morto nel 1888, per cui questo testo sembrava farne un immediato precursore di Bergson; tuttavia, lo stesso Bergson adombrò il sospetto che le assonanze si dovessero all’apporto di Fouillée e alle suggestioni che questi aveva potuto ricavare dalla lettura dell’"Essai", uscito dopo la morte di Guyau ma prima della pubblicazione della "Genèse". Il problema ha trovato di recente una soluzione nell’edizione critica della Genèse stabilita da Renzo Ragghianti (J.-M. Guyau, La mémoire et l’idée du temps, avec une Introduction par A. Fouillée, L’Harmattan, Paris 2011), in cui lo studioso mostra che il testo è stato redatto interamente da Guyau e che le analogie più sorprendenti con l’Essai si devono alla comune ripresa, nei due testi, di tesi già avanzate in quel periodo da altri autori.Nell'articolo, si parla della


2012 - Comprendere le immagini: segni iconici e segni plastici [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Questo scritto corrisponde al primo dei tre capitoli di cui sono autrice all’interno del volume. Si tratta del capitolo quinto, intitolato "Comprendere le immagini: segni iconici e segni plastici". Avvalendosi dei contributi teorici e metodologici offerti da svariate discipline (l’iconologia, la semiotica e la retorica visiva), esso affronta la complessa questione delle modalità attraverso le quali riconosciamo e comprendiamo le immagini, siano esse le immagini artistiche o quelle presenti nei manifesti pubblicitari. In particolare, vengono indagati i seguenti problemi: il rapporto tra visuale e verbale; il rapporto tra immagini e oggetti del mondo; l’esistenza di una “grammatica” dell’immagine, con le sue peculiari relazioni tra il piano dell’espressione e il piano del contenuto, così come tra segni iconici e segni plastici; i processi di significazione dell’immagine, fra denotazione e connotazione.


2012 - Creatività e regole [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Il capitolo si inserisce in un volume che si propone un duplice obiettivo: 1) individuare i modelli teorici che stanno alla base dell’odierno concetto di creatività; 2) individuare pratiche, metodologie e strategie educative che consentano di promuovere la creatività nei bambini di età prescolare. Il capitolo in questione si rapporta al primo obiettivo: esso intende infatti studiare il rapporto fra creatività e regole nelle teorie della creazione artistica elaborate dall'estetica romantica e novecentesca, esaminandone le ricadute sulle attuali modalità di pensare l’atto creativo in genere. Nella prima parte del capitolo, si sondano le ragioni che stanno alla base della contrapposizione fra creatività e legalità rintracciabile in certe teorie romantiche dell’arte; si osserva poi come l’estetica novecentesca abbia invece rivalutato la progettualità insita nelle regole che l’artista si dà in funzione del proprio operare, passando da un’idea di creatività contro o senza le regole a un’idea di creatività secondo le regole. Nell’ultima parte del capitolo, si evidenzia come in ambito educativo sia ancora diffusa una concezione romantica della creatività che enfatizza la libertà espressiva del bambino come condizione indispensabile per poter immaginare e/o produrre qualcosa di originale. Dall’analisi di alcuni focus group realizzati in nidi e scuole dell’infanzia emiliani, emerge che solo una parte minoritaria di educatrici e insegnanti ritiene importante far acquisire ai bambini informazioni e conoscenze (ad esempio sull’uso di strumenti, materiali, tecniche artistiche), per saldare il piano della creatività con quello delle regole.


2012 - Estetica della biologia. Dalla Scuola di Montpellier a Henri Bergson [Monografia/Trattato scientifico]
Contini, Annamaria
abstract

Quando si parla di estetica della biologia, si fa subito riferimento all’area culturale tedesca. Questo volume studia invece un capitolo meno noto ma altrettanto affascinante: l’intreccio fra teorie estetiche e teorie biologiche nell’area francese, dalla Scuola medica di Montpellier fino a Bergson, passando attraverso Comte, Claude Bernard, Ravaisson e Guyau. Un filo rosso collega autori pur caratterizzati da diversi approcci: il ricorso alla sfera dell’arte, per trarne esempi o modelli con cui pensare la vita nella sua originalità, negli aspetti che la rendono irriducibile a un semplice meccanismo. Il volume mostra che le nozioni estetiche di bello, gusto, genio, creazione ecc. agiscono a un duplice livello: nel quadro della nascente scienza biologica, esse illustrano processi fisiologici non rappresentabili in altri modi; nel quadro della ricerca filosofica, esse indicano strategie per elaborare un modello più ampio e duttile di razionalità, il cui paradigma di base non sia più la ripetitività di una macchina ma la creatività della vita. Nello stesso tempo, anche il pensiero estetico risulta influenzato dalla riflessione scientifico-filosofica sul vivente, ricavandone preziose sollecitazioni per riformulare metodi e categorie.Il volume è stato pubblicato nella collana "Morphé" di Mimesis, che risponde ai seguenti criteri: esistenza di un comitato scientifico-editoriale; procedure di revisione (doppio referaggio anonimo) per decidere sulla pubblicazione; diffusione a livello nazionale dei prodotti dell’editore.


2012 - I musei degli altri. Quale concetto di arte per le arti non occidentali? [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Negli ultimi anni, in Europa come negli Stati Uniti, sono sorte istituzioni museali interamente dedicate alle culture e alle arti non occidentali. La nascita di queste nuove realtà ha messo in discussione i vecchi musei etnografici, suscitando un vivace dibattito sullo statuto – estetico o antropologico – degli oggetti esposti. L’articolo mostra però che il problema delle strategie con cui rappresentare l’alterità non dipende soltanto dall’inevitabile parzialità con cui gli oggetti vengono selezionati e mostrati al pubblico, ma anche dai modi d’intenderli di definirli, cioè dai significati attribuiti alle nozioni di “arte”, “arte primitiva”, “creazione artistica”, “qualità estetica”. Assumendo come caso esemplare il parigino Musée du Quai Branly, l’articolo si propone quindi un duplice obiettivo: 1) evidenziare come i musei consacrati alle arti "degli altri" possano attivare un’istanza critica nei confronti della nozione di arte a cui le istituzioni museali europee hanno fatto lungamente riferimento; 2) sottolineare l’importante contributo che può offrire oggi l’estetica filosofica, nella misura in cui tende a rifiutare una definizione essenzialistica dell’arte, a considerare qualunque concetto o nozione come uno strumento operativo, e a integrare tutte le possibili definizione di arte in un orizzonte di comprensione aperto alla pluralità degli aspetti che concorrono a formarne il senso.


2012 - Introduzione [Parole immagini metafore. Per una didattica della comprensione] [Capitolo/Saggio]
Cardarello, Roberta; Contini, Annamaria
abstract

Da una ricerca condotta entro il Prin 2007 ("L’immagine nella stimolazione della lettura”, Coordinatore nazionale Emma Nardi), che affronta il problema dell’insegnamento della comprensione nella lettura, ci si collega a quello della comprensione delle metafore e delle immagini. Diversi autori sia italiani che francesi presentano rigorose ricerche sperimentali che mostrano la produttività formativa dei dispositivi didattici utilizzati. Tali ricerche mostrano l’impiego di materiali diversi – software, testi pubblicitari, immagini artistiche, testi narrativi –, ma condividono il medesimo modello teorico dei processi di comprensione.


2012 - La metafora come strumento cognitivo [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Questo capitolo corrisponde al secondo dei tre capitoli di cui sono autrice all’interno del volume. Esso ricostruisce l’odierna concezione della metafora che ne sottolinea il valore conoscitivo – ovvero la sua capacità di estendere il significato di un termine, di far interagire diversi domini semantico-concettuali e rielaborare le categorie con cui organizziamo la realtà –, mostrando il contributo dato in tal senso da tre filosofi: Max Black, Nelson Goodman e Paul Ricœur. Benché in certi casi le loro teorie siano state riprese dalla linguistica e dalla psicologia di matrice cognitivista, non sempre questo debito ha trovato un esplicito riconoscimento; d’altra parte, nemmeno la riflessione filosofica si è sistematicamente confrontata con le analisi dei processi metaforici compiute all’interno della psicologia e della linguistica. Tra gli obiettivi del presente capitolo vi è anche quello di mettere in comunicazione differenti prospettive di ricerca, rintracciando assonanze e linee di convergenza. Nello stesso tempo, affiorano elementi di divergenza: mentre la letteratura cognitivista sostiene l’ipotesi secondo cui la comprensione di una metafora attiverebbe gli stessi processi richiesti dalla comprensione di un enunciato letterale, la letteratura filosofica insiste sull’innovazione semantica prodotta dalla metafora (in particolare dalla metafora “viva”, originale, poetica), e sulla trasgressione categoriale che essa opera quando accosta domini concettuali tradizionalmente separati. Soprattutto per Paul Ricœur, la comprensione di una metafora esige una tensione interpretativa, un’attività di esplorazione e costruzione del senso che appare inscindibile dalla sua funzione conoscitiva.


2012 - Metafora e razionalità immaginativa [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Il capitolo sonda il rapporto tra razionalità e immaginazione a partire dalla metafora in quanto strumento del pensiero oltre che del linguaggio, e dalla teoria della "embodied cognition".


2012 - Metafore visive [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

I processi metaforici non riguardano esclusivamente il linguaggio verbale: esiste ormai una consistente letteratura che ha indagato le regole di costruzione e interpretazione delle cosiddette “metafore visive” in una pluralità di domini, in particolare nell’arte pittorica e nella pubblicità. Questo capitolo (il terzo dei tre capitoli di cui sono autrice all’interno del volume) si pone in continuità con il precedente capitolo in cui avevo indagato la funzione conoscitiva attribuita oggi alla metafora tanto dalla riflessione filosofica quanto da studi di matrice cognitivista; esso si chiede infatti se le metafore visive abbiano le stesse proprietà delle metafore verbali e, in particolare, se esse condividano la loro capacità di far interagire diversi domini semantico-concettuali e di promuovere una nuova organizzazione categoriale. Analizzando gli strumenti teorico-metodologici messi a punto dalla retorica e dalla semiotica visiva, e confrontandoli con quelli adottati dalla semantica cognitivista, il capitolo mette in evidenza sia i peculiari processi di significazione che caratterizzano le metafore visive, sia le loro affinità con le metafore verbali per quanto concerne i processi di costruzione e interpretazione del senso.


2012 - Munari, Rodari e Malaguzzi nell’educazione alla creatività [Capitolo/Saggio]
Bertolini, Chiara; Contini, Annamaria
abstract

Il capitolo si inserisce in un volume che si propone un duplice obiettivo: 1) individuare i modelli teorici che stanno alla base dell’odierno concetto di creatività; 2) individuare pratiche, metodologie e strategie educative che consentano di promuovere la creatività nei bambini di età prescolare. Il capitolo in questione si rapporta a entrambi gli obiettivi: esso ricostruisce infatti alcuni nodi essenziali delle concezioni della creatività elaborate da Bruno Munari (1907-1998), Gianni Rodari (1920-1980) e Loris Malaguzzi (1920-1994), con particolare riguardo alle idee o alle proposte che hanno avuto più influenza su educatori e istituzioni educative, insegnanti e scuole, e che sembrano tuttora estremamente attuali, in grado di orientare l’esplorazione di nuove strategie di educazione alla creatività. Il capitolo è stato unitariamente pensato e discusso dalle autrici. Tuttavia, per quanto concerne la stesura del testo, Annamaria Contini ha redatto i paragrafi 4.1, 4.1.1, 4.1.2, 4.1.3, 4. 2, 4.2.1 e 4.2.2, mentre Chiara Bertolini ha redatto i paragrafi 4.2.3, 4.3 e 4.4.


2012 - Parole immagini metafore. Per una didattica della comprensione [Curatela]
Cardarello, Roberta; Contini, Annamaria
abstract

Il volume, nato da una ricerca condotta entro il Prin 2007 ("L’immagine nella stimolazione della lettura”, Coordinatore nazionale Emma Nardi), affronta il problema dell’insegnamento della comprensione nella lettura, reso di stringente attualità dalle rilevazioni INVALSI, collegandolo in modo inaspettato a quello della comprensione delle metafore e delle immagini. Vengono presentate ricerche sperimentali, italiane e francesi, realizzate sia nella scuola primaria che in quella dell’infanzia. Tali ricerche mostrano l’impiego di materiali diversi – software, testi pubblicitari, immagini artistiche, testi narrativi –, ma condividono il medesimo modello teorico e l’identico obiettivo di promuovere in modo specifico e selettivo le abilità più importanti di un lettore competente. Le tre parti in cui si divide il volume sono dedicate rispettivamente ai testi verbali, visivi e metaforici. In ciascuna sezione gli approfondimenti psicologici, estetico-filosofici e semiotici illustrano i quadri interpretativi e sostengono le strategie didattiche. L’ipotesi, che ci sembra confermata dai dati empirici emersi, è che attività didattiche imperniate su materiali metaforici – siano essi verbali o visivi – permettano di stimolare le principali capacità implicate nella comprensione di qualsiasi testo, rappresentando una sorta di “allenamento” a un loro piena e articolata acquisizione; con il vantaggio – a nostro avviso non secondario – di offrire una preziosa occasione per riflettere sui processi di costruzione dei significati, e di collocare il lettore nella condizione più propizia per assumere un atteggiamento attivo, di ricerca attenta e consapevole.


2012 - Parole in movimento e ascolto dell'altro. Il problema del tradurre nella riflessione estetica di Emilio Mattioli [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Il saggio analizza il ruolo cruciale giocato dal problema del tradurre nella riflessione estetica di Emilio Mattioli, mostrando come esso permetta di riarticolare i nodi teorici della nuova fenomenologia critica di Luciano Anceschi: dalla nozione di poetica al nesso autonomia-eteronomia, dalla questione dei generi letterari al rapporto fra teoria e storiografia. Risalendo fino ai primi scritti pubblicati da Mattioli, ed esaminando il confronto poi attivato con Meschonnic, Apel e Berman, il saggio evidenzia infatti che il problema della traduzione letteraria enuclea in sé alcune fondamentali esigenze: inserire il testo in una ricca trama di relazioni, risignificando continuamente la teoria a contatto con la vivente e vissuta realtà; dialogare con il testo senza annullare mai la sua distanza, cioè rispettandone sempre l’irriducibile alterità; ripensare le funzioni tanto del linguaggio quanto delle discipline che lo studiano. Nonostante l’importante contributo offerto da Mattioli all’odierna traduttologia, il problema del tradurre non appare dunque fine a se stesso, ma diventa il luogo dove interrogarsi nuovamente sui processi del linguaggio, la specificità della letteratura e gli orizzonti di senso aperti dalla riflessione estetica.


2011 - Culture migranti. Luoghi fisici e mentali d'incontro [Curatela]
Cerrocchi, Laura; Contini, Annamaria
abstract

Questo volume nasce dal tentativo di tenere insieme la categoria della pluralità e quella della relazione, individuando spazi che non isolino né omologhino, ma si configurino viceversa come luoghi – fisici e mentali – d’incontro. In tal senso, si aderisce alla prospettiva – elaborata in area anglosassone dall’antropologia transnazionale o dalla critica post-coloniale, e in area francese dagli studi sul métissage – che insiste sulla natura relazionale e processuale tanto delle culture quanto delle identità culturali: le culture non sono entità statiche, ben delimitate fra loro e omogenee al loro interno, quanto piuttosto fenomeni plurali e in perenne movimento, attraversati da continue tensioni, relazioni e scambi reciproci; di conseguenza, nemmeno le identità culturali corrispondono a insiemi stabili e oggettivamente definibili di tratti, ma si costruiscono e si modificano nel contesto d’interazioni sociali e rapporti politici. Ciò comporta sia una concezione più dinamica e pluralistica dell’identità – intesa come molteplicità di appartenenze (di genere, generazione, ruoli parentali e professionali, classe/ceto, etnia ecc.), quindi anche come possibilità, da parte dell’individuo, di scegliere la propria identità, di trasformarla nel tempo e di sconfinare o “errare” da una all’altra, sia una concezione più fluida delle differenze culturali: se le identità costituiscono “confini semantici”, rappresentando il prodotto – sempre provvisorio e rinegoziabile – di una strategia di etero e auto-assegnazione; e se, d’altra parte, le culture non sono monadi leibniziane, allora sarà sempre possibile attraversare quei confini, superando la rigida dicotomizzazione tra “noi” e gli “altri”. L’irruzione quantitativa (coinvolge intere comunità) nonché il nuovo carattere permanente e familiare della migrazione (comunque e sempre frattura di tempi, spazi e relazioni) fanno della multiculturalità un dato di fatto, che si caratterizza quale compresenza fisica di soggetti (singoli o gruppi storici) sullo stesso territorio. In termini di progettualità pedagogica, questo dato di fatto può volgere in direzione di un modello interculturale, caratterizzato da uno scambio reciproco fra culture in funzione di una reale integrazione, e transculturale, richiamando particolarmente la consapevolezza di appartenere a una comune specie vivente e a un unico ecosistema e la necessità, dunque, di schemi di pensiero e di abiti comportamentali ecologicamente segnati. L’identità individuale si definisce, si produce e può essere verificata nella cultura dell’educazione che l’ha resa possibile; è, in buona parte, sintesi della reciprocità fra processi e pratiche di inculturazione (intesa come trasferimento a livello intergenerazionale della cultura di origine) e di acculturazione (intesa anche come ibridazione tra diverse culture). L’interculturalità e la transculturalità rappresentano, quindi, condizioni di emancipazione dalla multiculturalità, tramite un’integrazione reale che si affranchi dai rischi degli estremi opposti del separatismo/ghettizzazione (con un’esasperazione degli assunti dell’inculturazione) e dell’assimilazionismo (con un’esasperazione degli assunti dell’acculturazione, verosimilmente per omologazione della cultura minoritaria a opera della cultura dominante).......................................................................................Il volume analizza e prospetta la reciprocità tra inculturazione e acculturazione come una ricorsività spesa tra luoghi d’incontro, tali perché inscindibilmente fisici e mentali. Il volume si distingue in quattro parti: Tra inculturazione e acculturazione, Luoghi di acculturazione: indagini esplorative ed esperienze sul campo, Culture dell’educazione: indagini esplorative ed esperienze sul campo, Approc


2011 - Gadamer, Ricoeur e il problema del metodo [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Il prodotto di ricerca istituisce un confronto tra l’ontologia ermeneutica di Hans Georg Gadamer e la fenomenologia ermeneutica di Paul Ricœur imperniato sul problema del metodo. Focalizzandosi sulle obiezioni mosse da Ricœur all’“antimetodologismo” gadameriano, il prodotto ricostruisce la diversa articolazione che assume nei due autori il nesso ermeneutica-fenomenologia e, a partire da ciò, la diversa pronunzia data al concetto di “distanziazione”: infatti, mentre per Gadamer il compito dell’interpretazione è di superare la distanza tra l’interprete e il testo, per Ricœur la distanziazione è costitutiva del fenomeno del testo come scrittura. Ricœur propone così un’ermeneutica metodica fondata non più sul paradigma del dialogo, ma su quello del testo. Al pari di Gadamer, Ricœur ritiene che l’appropriazione del significato del testo sia un processo storico: il testo appartiene a una tradizione, a una catena di parole con cui si costituisce una comunità di cultura e con cui questa comunità interpreta se stessa. Tuttavia, Ricœur è convinto che un’interpretazione non ingenua debba includere al suo interno un momento esplicativo, e che la distanziazione critico-metodologica non pregiudichi di per sé la relazione di appartenenza. Mettendo in luce la complessa alchimia di affinità e divergenze tra i due autori, il prodotto di ricerca contribuisce a chiarire i presupposti teorici che animano il versante metodico dell’ermeneutica contemporanea e il suo peculiare modo d’intendere i rapporti tra spiegare e comprendere, tra scienze umane e scienze della natura, tra epistemologia e ontologia.


2011 - Il métissage nelle arti come modello di relazione interculturale [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Di fronte ai problemi posti dalla globalizzazione e dai sempre più frequenti contatti interetnici, il paradigma del métissage si contraddistingue per la vocazione transdisciplinare, per il ruolo cruciale assegnato all’alterità nella costruzione dell’identità e per la funzione parimenti decisiva attribuita all’arte nella fabbricazione e/o nella decifrazione dei processi di contaminazione culturale. Analizzando le prospettive di Jean-Loup Amselle, Serge Gruzinski, François Laplantine e Alexis Nouss, questo studio evidenzia come l’arte possa costituire uno spazio – sia fisico che mentale – d’incontro, nel quale i métissages da un lato prendono corpo, si “materializzano” (ad esempio, nei colori di un affresco, nelle forme di una scultura, nel linguaggio parlato dal personaggio di un romanzo) e, dall’altro, attivano nessi tra diversi immaginari, tra diverse visioni dell’uomo e del mondo. Del resto, oggi s’insiste da più parti sulla natura “interculturale” dell’arte, sulla sua capacità di facilitare l’incontro con l’alterità e di ridurre i pregiudizi verso lo straniero e il diverso. Tuttavia, le opere d’arte funzionano anche come dispositivi di differenziazione, come simboli d’identità culturale: ce lo dimostrano le grandi istituzioni museali, che hanno avuto un ruolo importante nel cristallizzare le gerarchie tra le culture, affermando la superiorità dell’Occidente rispetto al resto del mondo. Il recente sorgere di “nuovi musei” dedicati alle arti non occidentali pone poi ulteriori interrogativi: che cosa legittima una simile “consacrazione”, quali ne sono i presupposti ? Non rischiamo forse, classificando questi oggetti come opere d’arte, di applicare loro un’etichetta che ha davvero senso solo entro i confini della cultura occidentale? E se li classifichiamo, viceversa, come semplici “artefatti”, non rischiamo allora di ricadere in una prospettiva eurocentrica, per cui le arti degli altri sono semplici reperti etnografici o, tutt’al più, arti “primitive”? Appare dunque chiaro che l’arte non è interculturale in sé, e che la sua capacità di mediare efficacemente l’incontro con l’alterità dipende da una serie di variabili: dal modo di definire l’arte stessa, dal tipo di sguardo che decidiamo di privilegiare, dal significato che attribuiamo a categorie come arte primitiva o valore estetico. Questo studio mostra così la necessità di far dialogare diversi saperi, riconoscendo il ruolo svolto dalla riflessione estetico-filosofica nella messa a punto di un concetto di arte realmente aperto ai processi di contaminazione culturale.


2011 - Il modello della creazione artistica nella riflessione biologica di Claude Bernard [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

L'articolo ricostruisce l’influsso esercitato da alcune categorie estetiche sulla riflessione epistemologica di Claude Bernard (1813-1878), lo scienziato che ha avuto un ruolo decisivo nell’affermarsi della fisiologia come scienza autonoma e sperimentale. In particolare, si sofferma sulla matrice estetica della concezione bernardiana che individua nei processi plastico-formativi il tratto specifico del vivente e, al tempo stesso, il peculiare oggetto della nuova scienza biologica. Attraverso una minuziosa analisi dei testi di Bernard, il saggio mostra infatti che il concetto di creazione vitale viene progressivamente modellandosi sul concetto di creazione artistica, ricavandone non solo importanti esemplificazioni, ma anche un complesso repertorio teorico: il riferimento al dominio dell’arte risulta cruciale, nel pensiero biologico di Bernard, per poter teorizzare proprietà e processi non ancora definibili in termini letterali. Oltre ad approfondire un capitolo poco conosciuto dei rapporti tra estetica e biologia, il saggio mette così a fuoco l’emergere di un nuovo paradigma sul crinale di due saperi.


2011 - Introduzione [Culture migranti. Luoghi fisici e mentali d'incontro] [Prefazione o Postfazione]
Cerrocchi, Laura; Contini, Annamaria
abstract

La prefazione di Laura Cerrocchi e Annamaria Contini descrive un volume (Culture Migranti. Luoghi fisici e mentali d'incontro, curato dalle stesse autrici) che nasce dal tentativo di tenere insieme la categoria della pluralità e quella della relazione, individuando spazi che non isolino né omologhino, ma si configurino viceversa come luoghi – fisici e mentali – d’incontro. In tal senso, si aderisce alla prospettiva – elaborata in area anglosassone dall’antropologia transnazionale o dalla critica post-coloniale, e in area francese dagli studi sul métissage – che insiste sulla natura relazionale e processuale tanto delle culture quanto delle identità culturali: le culture non sono entità statiche, ben delimitate fra loro e omogenee al loro interno, quanto piuttosto fenomeni plurali e in perenne movimento, attraversati da continue tensioni, relazioni e scambi reciproci; di conseguenza, nemmeno le identità culturali corrispondono a insiemi stabili e oggettivamente definibili di tratti, ma si costruiscono e si modificano nel contesto d’interazioni sociali e rapporti politici. Ciò comporta sia una concezione più dinamica e pluralistica dell’identità – intesa come molteplicità di appartenenze (di genere, generazione, ruoli parentali e professionali, classe/ceto, etnia ecc.), quindi anche come possibilità, da parte dell’individuo, di scegliere la propria identità, di trasformarla nel tempo e di sconfinare o “errare” da una all’altra, sia una concezione più fluida delle differenze culturali: se le identità costituiscono “confini semantici”, rappresentando il prodotto – sempre provvisorio e rinegoziabile – di una strategia di etero e auto-assegnazione; e se, d’altra parte, le culture non sono monadi leibniziane, allora sarà sempre possibile attraversare quei confini, superando la rigida dicotomizzazione tra “noi” e gli “altri”. L’irruzione quantitativa (coinvolge intere comunità) nonché il nuovo carattere permanente e familiare della migrazione (comunque e sempre frattura di tempi, spazi e relazioni) fanno della multiculturalità un dato di fatto, che si caratterizza quale compresenza fisica di soggetti (singoli o gruppi storici) sullo stesso territorio. In termini di progettualità pedagogica, questo dato di fatto può volgere in direzione di un modello interculturale, caratterizzato da uno scambio reciproco fra culture in funzione di una reale integrazione, e transculturale, richiamando particolarmente la consapevolezza di appartenere a una comune specie vivente e a un unico ecosistema e la necessità, dunque, di schemi di pensiero e di abiti comportamentali ecologicamente segnati. L’identità individuale si definisce, si produce e può essere verificata nella cultura dell’educazione che l’ha resa possibile; è, in buona parte, sintesi della reciprocità fra processi e pratiche di inculturazione (intesa come trasferimento a livello intergenerazionale della cultura di origine) e di acculturazione (intesa anche come ibridazione tra diverse culture). L’interculturalità e la transculturalità rappresentano, quindi, condizioni di emancipazione dalla multiculturalità, tramite un’integrazione reale che si affranchi dai rischi degli estremi opposti del separatismo/ghettizzazione (con un’esasperazione degli assunti dell’inculturazione) e dell’assimilazionismo (con un’esasperazione degli assunti dell’acculturazione, verosimilmente per omologazione della cultura minoritaria a opera della cultura dominante). In sintesi, il volume analizza e prospetta la reciprocità tra inculturazione e acculturazione come una ricorsività spesa tra luoghi d’incontro, tali perché inscindibilmente fisici e mentali.


2011 - L’interpretazione del pensiero francese nel giovane Banfi (Renouvier, Boutroux, Bergson) [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

L’articolo si propone di ricostruire un versante poco esplorato della formazione di Antonio Banfi, e che ha inciso anche sulla riflessione estetica elaborata da questo filosofo: il suo incontro con la filosofia francese della seconda metà dell’Ottocento e, in particolare, con le prospettive di Charles Renouvier, Émile Boutroux, Henri Bergson. A tal fine, l’Autrice analizza il testo banfiano "Saggi critici sulla filosofia della contingenza e della libertà", pubblicato postumo nel 1965, mettendolo a confronto con il testo manoscritto – risalente al 1909 – nel quale Banfi amplia e rielabora la propria tesi di laurea sull’Idea di Natura nella filosofia francese della libertà e della contingenza. Sulla base di questi e altri materiali inediti, l’articolo mostra sia l’originalità con cui il giovane Banfi interpreta la filosofia francese ottocentesca, sia il ruolo importante giocato da questa tradizione nella genesi del pensiero banfiano.


2011 - Per un uso euristico delle metafore, tra pensiero e linguaggio [Capitolo/Saggio]
Contini, A.
abstract

Il contributo si inserisce in un volume che cerca di elaborare un approccio interdisciplinare alla didattica delle scienze nella scuola primaria, individuando possibili sinergie tra discipline scientifico-naturali e discipline umanistiche. Il contributo si sofferma sul ruolo euristico-cognitivo delle metafore nell'educazione scientifica, così come viene delineandosi in particolare negli studi di matrice cognitivista.


2011 - Ricœur interprete di Nietzsche [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Generalmente, si associa la lettura ricœuriana di Nietzsche a una formula divenuta famosa per la sua efficacia: quella che definisce Nietzsche come un «maestro del sospetto», includendolo in una triade a cui apparterrebbero anche Marx e Freud. Nonostante l’oggettiva importanza assunta da questa formula nella cultura filosofica francese degli anni Sessanta, essa ha finito per condensare in sé l’intero contributo offerto da Ricœur alla comprensione di Nietzsche, offrendone un’immagine inevitabilmente stereotipata e riduttiva. Questo scritto si propone viceversa di ampliare il campo d’indagine, sia contestualizzando quella formula in una riflessione dai contorni ben più articolati e complessi, sia ricostruendo una fase successiva e meno nota del dialogo di Ricœur con Nietzsche.Benché Ricœur non abbia dedicato a Nietzsche un lavoro specifico, dagli anni Sessanta in poi è difficile trovare una sua opera in cui non si confronti con qualche aspetto del pensiero nietzschiano. Ci si può rammaricare del fatto che Ricœur non abbia approfondito la sua precoce intuizione di un Nietzsche teorico ante litteram della filosofia ermeneutica novecentesca; e questa lacuna giustifica probabilmente gli sporadici cenni riservati a Ricœur nelle bibliografie nietzschiane. Lo scritto intende tuttavia sottolineare come la sua lettura resti importante, mostrando il ruolo giocato da Nietzsche anche all’interno di una prospettiva – com’è quella di Ricœur – per la quale è centrale la questione del Cogito, della comprensione che la coscienza può avere di se stessa.


2010 - Le musée aujourd’hui: questions et défis [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Cette contribution détermine quelques éléments de convergence entre les démarches de l’esthétique contemporaine et les principes de la nouvelle muséologie : ainsi que l’esthétique n’enferme plus l’expérience artistique dans un réseau prédéfini de catégories ou de normes, aussi bien la nouvelle muséologie ne cultive plus la présomption de détecter une valeur esthétique universelle, à partir de laquelle on pourrait sélectionner par des critères objectifs les œuvres dignes d’être recueillies et conservées dans les musées ; ainsi que l’esthétique cherche à laisser vivre l’expérience artistique en toute sa variété et sa richesse, en ouvrant des parcours théoriques constamment révisables, de même la nouvelle muséologie s’efforce d’élargir les cadres auxquels on bornait les activités du musée, en lui assignant un rôle de communication et de divulgation auprès du grand public. En somme, ainsi que l’esthétique tend aujourd’hui à repenser la notion traditionnelle de l’art, la nouvelle muséologie tend à repenser les fonctions et les finalités de l’institution muséale. L’article montre que la collaboration entre l’esthétique et la muséologie est désormais nécessaire, si on veut répondre aux enjeux posés par la pluralisation des formes d’art et de jouissance esthétique dans une société toujours plus multiculturelle.


2009 - Contaminare con l'arte. Estetica, nuovi musei e il problema della diversità culturale [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Oggi s’insiste da più parti sulla natura “interculturale” dell’arte, sul fatto che essa possa costituire un prezioso strumento per ampliare l’immaginario dei popoli e delle persone, facilitando l’incontro con l’alterità e riducendo così i pregiudizi verso lo straniero e il diverso. Tuttavia, l’arte funziona anche come dispositivo di differenziazione; come evitare dunque che le istituzioni museali finiscano per cristallizzare le frontiere e/o le gerarchie tra le culture? Analizzando le modalità di rappresentazione dell’alterità proposte dai “nuovi musei” (e, in particolare, dal Musée du Quai Branly di Parigi), l’articolo mette in evidenza la necessità di ripensare la stessa nozione di arte, in una discussione che coinvolga tanto l’estetica quanto gli approcci più sensibili a tali questioni (studi sul métissage e cultural studies). Si delinea così una prospettiva, imperniata sui concetti di pluralità e relazione, che suggerisce nuove risposte al problema della diversità culturale, con significative ricadute anche sul piano sociale ed educativo. L’idea di una “contaminazione estetica” può allora fornire alcune direzioni di senso a una didattica dell’arte che cerchi di rendere più permeabili i confini tra le identità e le culture, superando la rigida dicotomizzazione tra “noi” e gli “altri”.


2009 - Il paradigma del "métissage", fra estetica e scienze umane [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

L’articolo si propone di ricostruire il paradigma del "métissage", così come si è affermato nelle scienze sociali di area francofona: vale a dire, un approccio ai problemi posti dalla globalizzazione e dai sempre più frequenti contatti interetnici, che si contraddistingue per la vocazione transdisciplinare, per il ruolo cruciale assegnato all’alterità nella costruzione dell’identità e per la funzione parimenti decisiva attribuita all’arte nella fabbricazione e/o nella decifrazione dei processi di contaminazione culturale. Dall’analisi delle prospettive di Édouard Glissant, Serge Gruzinski, François Laplantine e Alexis Nouss emerge un modello ricco d’implicazioni sia estetiche che pedagogiche, per cui la produzione artistica, mentre evidenzia il carattere dinamico e relazionale delle identità culturali, mostra un effetto dei processi d’ibridazione e di métissage che viene spesso sottovalutato: la loro creatività, cioè le originali configurazioni a cui possono dar luogo, anche quando le relazioni sociali e i rapporti di potere sono ineguali e asimmetrici.


2008 - Déjà vu. Un enigma della mente tra Otto e Novecento [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Nella seconda metà dell'Ottocento, divenne oggetto di trattazione scientifica un fenomeno che era già stato descritto da poeti e romanzieri: l'impressione di rivivere integralmente, fin nei minimi dettagli, un istante della propria vita passata, senza poter tuttavia stabilire né dove né quando quell'istante sarebbe già stato vissuto. Poiché il dibattito si sviluppò in diversi contesti nazionali articolandosi in un'ampia gamma d'ipotesi, il fenomeno venne definito in svariati modi, ciascuno dei quali implicava un certo modello eziologico: sentiment of pre-existence, Doppelwahrnehmung, Erinnerungstäuschung, sensation du déjà vu, fausse mémoire, identifying paramnesia, fausse reconnaissance, per citare solo alcune delle formule più famose ed influenti. Sul finire del secolo, s'impose la definizione di déjà vu, che, considerata teoricamente neutra, rimane ancora oggi quella più utilizzata e condivisa. Nel presente lavoro, si tenta di ricostruire il dibattito sul déjà vu svoltosi in Francia tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. A questo dibattito, molto ricco e intenso, parteciparono tanto letterati e filosofi quanto esponenti della nuova psicologia sperimentale e della moderna psichiatria dinamica. Da esso, emersero ipotesi originali e feconde, destinate ad essere riprese – seppur opportunamente riadattate - nella cornice delle neuroscienze odierne, che non hanno ancora dato una risposta univoca e definitiva alla questione. In tal senso, tornare alle origini dei modelli esplicativi tuttora esistenti non risponde esclusivamente a un interesse storiografico, ma anche all'esigenza di riconsiderare la formazione e gli sviluppi di questa problematica, illuminandola retrospettivamente di una luce nuova.Particolare rilevanza vengono date alle teorie sul déjà vu elaborate da Taine, Ribot, Fouillée, Pierre Janet, Bergson e Proust. Vengono inoltre presentati i risultati di un'inchiesta sull'argomento realizzata da Eugène-Bernard Leroy nel quadro della propria tesi di dottorato in medicina. Il tema del déjà vu fa così emergere la complessità di un discorso che ha coinvolto, tra Otto e Novecento, diversi settori disciplinari, e che è stato di grande importanza per la nascita di quei settori delle neuroscienze volti a sondare il problema della conoscenza delle funzioni nervose e mentali.


2008 - La fantasia del reale. Esopo e la favola [Curatela]
Barbieri, Nicola; Contini, Annamaria
abstract

Oggi è la fiaba, molto più della favola, ad avere un posto di primo piano nella letteratura per l’infanzia. Ci si potrebbe chiedere, però, se la marginalità della favola non dipenda dal cristallizzarsi di alcuni stereotipi che ne occultano o erodono il senso. Questo volume s'interroga sui molteplici significati culturali della favola esopica, proponendone una lettura in chiave interdisciplinare (dalla pedagogia alla storia dell’arte, dal diritto alla semiologia, dall’estetica alla letteratura per l’infanzia) che permette di scorgerne un'immagine diversa, più affascinante e complessa: quella di un universo plurale, in cui la realtà viene conosciuta in quanto trasformata o ridescritta, indicando un ampliamento di possibilità esperienziali per tutti i soggetti. Completano il testo una selezione di quadri di Francesco Fontanesi, aventi come soggetto alcune delle più note favole di Esopo, e una riflessione su attività didattiche svolte con scuole dell’infanzia e primarie, durante le quali la narrazione delle favole si è intrecciata con l’esplorazione dei quadri.


2008 - Prefazione [La fantasia del reale. Esopo e la favola] [Prefazione o Postfazione]
Barbieri, Nicola; Contini, Annamaria
abstract

Nella Prefazione al volume, i due curatori - Nicola Barbieri e Annamaria Contini - ricostruiscono le motivazioni all'origine della lettura della favola in chiave interdisciplinare, discutendo alcune teorie contemporanee e soffermandosi sulle valenze formative del racconto.


2008 - Uomini e lupi: la metafora nella favola esopica [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

Il presente lavoro fa emergere una diversa immagine della favola, non più appiattita sugli astratti meccanismi di allegorizzazione a cui viene spesso ricondotta. A tal fine, si cerca di sospendere il rapporto favola-allegoria a favore di quello favola-metafora. La metafora di cui si parla qui non è una semplice figura retorica, ma uno strumento euristico-cognitivo in grado di istituire inedite connessioni tra domini dapprima separati. Rifacendosi alla concezione della metafora elaborata in particolare da Max Black e da Paul Ricœur, Annamaria Contini individua come nodo centrale della favola esopica quell’interazione tra un soggetto primario (il mondo degli uomini) e un soggetto secondario (il mondo degli animali) che è all’origine della “ridescrizione del mondo” operata da una rete di enunciati metaforici. Come la metafora ha il potere di mettere in relazione due ambiti usando il linguaggio direttamente appropriato all’uno come una lente per vedere l’altro, così anche la favola non si limita a parlare di una cosa attraverso un’altra (cioè degli uomini attraverso gli animali), ma riorganizza l’immagine complessiva di una certa realtà (ad esempio, i rapporti di forza che vigono all’interno della società), permettendoci di scorgere aspetti altrimenti opachi e confusi.


2007 - Etica ed estetica fra Fouillée, Guyau e Durkheim [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

La relazione mostra come, nella filosofia francese di fine Ottocento, venga già tematizzata una questione destinata a trovare significativi sviluppi nel dibattito odierno: il nesso etica-estetica, cioè il rapporto rintracciabile tra dovere morale e creazione individuale, tra l’esigenza di conformarsi a norme sociali condivise e quella di autonomizzare il più possibile il comportamento degli individui. In tale questione, si riflettono problemi più ampi come la crisi del modello positivistico di scienza, il ruolo attribuibile in quel contesto alla lezione kantiana, lo statuto da assegnare a una moderna physique des mœurs. Per Fouillée, la “morale estetica” ha assunto – con¬ ¬ filosofi quali Schelling e Ravaisson - una direzione mistica che ne invalida di per sé ogni pretesa di scientificità; a suo parere, solo un nuovo razionalismo morale può conciliare la libertà del singolo con la prescrittività della legge. Per Guyau, invece, è proprio questa prescrittività a non ricevere più giustificazioni in un’epoca che vede declinare i dogmi e le certezze assolute; di fronte al “crepuscolo del dovere”, solo un’estetizzazione della vita morale può far sì che il realizzarsi di un’ormai irrinunciabile autonomia non intacchi il sentimento di solidarietà sociale. Ancora diversa è, infine, la posizione di Durkheim, che, se polemizza da un lato con il razionalismo, non esita dall’altro a condannare “l’estetica della vita morale”, scorgendovi una minaccia per l’ordine e il controllo sociali. L’anomia, che rappresentava per Guyau il vertice della moralità, diventa per Durkheim “la negazione di ogni morale”.


2007 - L'intelligence créatrice. Puissance et volonté de conscience dans la philosophie d'Alfred Fouillée [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

L’article, paru dans un numéro spécial de la revue « Corpus » intitulé «Alfred Fouillée: au carrefour de la philosophie et de la sociologie », se focalise sur un aspect de la philosophie de Fouillée qui ne manque pas de solliciter les recherches conduites dans le domaine de l’esthétique: la relation établie entre la pensée et l’action, par un évolutionnisme à facteurs psychiques qui voit dans les idées des forces actives, capables de modifier le monde dans la mesure même où elles conçoivent et désirent leur propre réalisation. En analysant les développements qui Fouillée donne à cette question par rapport à la gnoséologie, la psychologie et la morale, l’article met en évidence l’originalité d’une perspective qui préfigure certains aspects de l’intuitionnisme et du pragmatisme, sans renoncer pourtant à valoriser la rationalité de la science et l’action créatrice de l’intelligence. L’article montre en effet que, selon Fouillée, la créativité humaine – dans la pensée aussi bien que dans l’action, dans la connaissance aussi bien que dans la morale – dépend toujours de l’activité de l’intelligence : une activité qui se dégage des limitations imposées par l’instinct, en ouvrant un horizon critique qui est aussi un horizon de possibilités nouvelles. L’activité de l’intelligence ne coïncide pas cependant avec une simple représentation ou avec une spéculation abstraite, mais enveloppe en soi une dimension affective et appétitive. Le pouvoir de la conscience sera beaucoup plus grand qu’il évoluera en « volonté de conscience », une expression forgée par ce philosophe au fin de souligner la synergie entre la volonté et l’intelligence, non seulement basée sur le fait que, dès le début, la vie affective et la vie intellectuelle sont inséparables, mais également sur le plus grand potentiel de l’action réfléchie par rapport à l’action automatique et instinctive.


2006 - Marcel Proust. Tempo, metafora, conoscenza [Monografia/Trattato scientifico]
Contini, Annamaria
abstract

Questo libro rappresenta, in un certo senso, la naturale prosecuzione di precedenti lavori dell’Autrice, volti a ricostruire le fonti filosofiche dell'opera proustiana. Dopo aver analizzato i molteplici apporti che hanno nutrito il pensiero di Proust, Annamaria Contini si concentra ora su uno degli aspetti più affascinanti della "Ricerca del tempo perduto": la sua collocazione intermedia tra saggio e romanzo, tra filosofia e letteratura; la sua capacità d'incorporare nel tessuto del racconto, che resta uno dei capolavori narrativi del Novecento, una riflessione complessa, originale, ricca di assonanze con molti temi del dibattito odierno. Evitando di scindere le concezioni estetiche presenti nell'opera dalle soluzioni adottate sul piano romanzesco, questo libro individua nella metafora una chiave d'accesso alla teoria proustiana della conoscenza in grado di rileggerne alcuni nodi cruciali: dal problema del tempo e della memoria a quello dei rapporti tra linguaggio e realtà, arte e vita, sensibilità e intelligenza. Proust non considera la metafora come il sostituto di un'espressione letterale equivalente, come un artificio stilistico volto ad abbellire o vivacizzare il discorso. Per Proust, la metafora esplica una funzione conoscitiva, mostrando relazioni tra le cose non scorte in precedenza; inoltre, essa comporta procedimenti e risultati originali, che la rendono un peculiare modello di conoscenza, alternativo a quelli formulati dall'intelligenza astratta o da una ragione di tipo strumentale. La metafora coincide innanzitutto con una metamorfosi delle cose rappresentate: con una nuova visione in grado di rendere percepibili le continue trasformazioni del mondo sensibile riabilitando – paradossalmente - gli errori dei sensi, cioè recuperando un sentire che sigla il compenetrarsi di soggetto e oggetto, immaginazione e realtà, percezione e ricordo. La verità stessa non è né una costruzione puramente soggettiva, né un dato oggettivo, ma un punto d'incontro tra un soggetto che si apre al mondo e un oggetto che si espande fino a includere in sé anche i significati che il soggetto gli attribuisce.Insomma, se il romanzo proustiano tende a coincidere con una sotterranea, eppure costante, ricerca della verità, la metafora si profila sia come strumento essenziale di tale ricerca, sia come modello di un diverso sapere del mondo: un sapere che, dopo aver disarticolato schemi convenzionali e astratti, trova nell'instabilità percettiva, nelle continue metamorfosi del sensibile, nella tensione tra identità e differenza i propri ineliminabili supporti.


2006 - Tutta un'altra favola. Letture e colori dei mondi di Esopo [MANIFESTAZIONE] [Altro]
Barbieri, Nicola; Cardarello, Roberta; Contini, Annamaria
abstract

La manifestazione, organizzata e promossa dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Modena e Reggio Emilia, ha proposto un originale percorso sulla favola di Esopo articolato in tre momenti:1) GIORNATA DI STUDI su “Letterature e saperi. Sguardi interdisciplinari sulla favola esopica” (13 ottobre 2006).Questa Giornata di Studi ha affrontato in un’ottica interdisciplinare il significato della favola esopica, nella relazione testo letterario- testo pittorico– testo pedagogico. Sono stati invitati a tenere una relazione studiosi appartenenti a diverse aree di ricerca (dalla pedagogia alla storia dell'arte, dal diritto alla semiologia, dall'estetica alla letteratura per l'infanzia), nel tentativo di offrire una riflessione di alto profilo sulle molteplici categorie culturali che presiedono all'interpretazione di un testo, oltre che sui problemi connessi alla lettura delle immagini pittoriche e alla loro fruizione in mabito didattico. In tal senso, si è inteso dare rilievo all’opera di Esopo riscoprendone le valenze in ambito pedagogico, letterario, giuridico ed estetico in rapporto al più conosciuto ed esplorato mondo della fiaba e della letteratura infantile contemporanea. Inoltre, si è cercato di costituire un’occasione di incontro e di collaborazione tra docenti universitari e docenti delle scuole dell’infanzia e primaria. 2) MOSTRA dal titolo "I mondi di Esopo" (13-28 ottobre 2006).La mostra, allestita a Reggio Emilia presso la sede universitaria dell'Ex-Caserma Zucchi, ha esposto venticinque opere del pittore Francesco Fontanesi aventi per soggetto favole di Esopo. La mostra, con accesso gratuito, è stata vista ed apprezzata sia dalla cittadinanza, sia da molte scuole dell'infanzia e primarie di Reggio Emilia e Provincia. 3) LABORATORI E VISITE GUIDATE PER LE SCUOLE (13-28 ottobre 2006).Sono state organizzate visite guidate su prenotazione, rivolte principalmente alle scuole dell'infanzia e primarie, durante le quali sono state realizzate attività laboratoriali sui temi della favola, della fruizione artistica e del racconto. Ai bambini è stato proposto un originale percorso tra parola e immagine (coordinato dalle dottoresse Chiara Bertolini e Susanna Del Carlo), che ha visto incontrarsi il racconto della favola con la lettura del quadro. Nella gestione delle attività sono stati coinvolti anche studenti del corso di laurea in Scienze della Formazione primaria della sede di Reggio Emilia, nell'ambito della loro partecipazione a un laboratorio condotto da S. Del Carlo nell'anno accademico 2006/07.


2004 - Plus que la vie. L'esthétique sociologique de Guyau [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Dans cet article on analyse la perspective sociologique adoptée par Guyau dans ses derniers ouvrages et, en particulier, dans «L’art au point de vue sociologique ». Notre hypothèse est que le fait d’adopter cette perspective marque un tournant non seulment dans la façon de considérer l’art et le beau, mais aussi dans l’approche de certains problèmes centraux de l’éthique ; dans cette optique notre discours fait interagir souvent ces deux plans, convaincu que c’est justement de cette interaction que naissent certaines des théories les plus actuelles de Guyau. En cherchant à éclaircir les raisons pour lesquelles l’esthétique peut faire office de ciment sociale, l’article souligne la critique très sevère que Guyau adresse à la littérature décadente en en cherchant les raisons non dans le caractère présumé dépassé de son propre goût, mais dans une vision globale de la décandence comme négation de la vie qui laisse transparaître aussi bien l’influence de Bourget que des nombreux échos avec la semblable condamnation de Nietzsche.


2004 - Ravaisson lecteur d'Aristote: esthétique et connaissance du vivant [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

L’un des apports les plus stimulants de la lecture que fait Ravaisson d’Aristote réside dans l’hypothèse selon laquelle c’est l’Aristote biologiste qui aurait inspiré l’Aristote métaphysicien. C’est sa réflexion sur le vivant qui lui aurait permis de formuler un nouveau paradigme philosophique, rendant aussi possible une nouvelle façon de concevoir les rapport entre l’âme et le corps, entre la nature et l’esprit, entre la pensée et l’être. Dans le présent travail, on voit pourtant que cette centralité même pousse tout d’abord Ravaisson à se confronter à l’animisme de Stahl, en y retrouvant une réélaboration de la philosophie biologique d’Aristote plus proche encore de certaines urgences théoriques de son spiritualisme. Par la suite, il connotera dans un sens esthétique le concept aristotélicien de finalité organique en en faisant le cœur d’un plus large modèle d’intelligibilité dans lequel art et philosophie se mêlent et donnent lieu à une relation en chiasme. Dans le même temps, on voit aussi le rôle stratégique que joue constamment la leçon aristotélicienne dont Ravaisson offre une interprétation qui, pour n’être sans doute pas toujours fidèle n’en est pas moins féconde et destinée à trouver de nombreux échos dans la philosophie française des dix-neuvième et vingtième siècles


2003 - Educare con l'estetica [Capitolo/Saggio]
Contini, Annamaria
abstract

L’educazione estetica appare un tema molto attuale in una società, come la nostra, che assegna alla sfera dell’aísthesis una grande rilevanza, estendendone progressivamente i confini e non subordinandola più costantemente alla sfera del razionale, del concettuale. Tuttavia, proprio l’ampliamento dell’estetico pone una serie di questioni a chi voglia sondarne le potenzialità in direzione educativa. In primo luogo, che cosa bisogna intendere oggi per “esperienza estetica”? Solo l’esperienza del bello e dell’arte oppure qualunque esperienza suscettibile di estetizzazione, o addirittura qualunque tipo di esperienza in cui sia la sensibilità a giocare un ruolo decisivo? E ancora: in mancanza di un riferimento univoco, su cosa dovrà basarsi un’educazione estetica volta a favorire lo sviluppo di virtù democratiche come la responsabilità individuale, l’autonoma capacità di giudizio, il pluralismo, la tolleranza nei confronti del “diverso”, la solidarietà verso gli altri?Per fornire qualche risposta, seppure parziale e provvisoria, a queste domande, il presente scritto parte da un testo - le Lettere sull’educazione estetica dell’uomo, di Friedrich Schiller (1795) - che ha anticipato l’impostazione del problema estetico come problema pedagogico nel mondo borghese e industriale. si sofferma poi su un altro testo, più recente - Educare con l’arte, di Herbert Read (1943) - che illustra la funzione pedagogica dell’arte in una società democratica. Considera infine come fenomeni tipici della condizione postmoderna, quali l’estetizzazione della realtà e la globalizzazione dell’informazione, stiano ridisegnando caratteri e finalità dell’educazione estetica, ponendo nuovi interrogativi e nuove sfide.


2003 - L'esperienza estetica nel tempo della globalizzazione [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Il problema della globalizzazione non interessa solo le scienze economiche e sociali, ma anche le discipline filosofiche in generale e l’estetica in particolare. Negli ultimi decenni, l’estetica ha ampliato il proprio territorio d’indagine, trattando questioni come l’impatto estetico dei media tecnologici, la riconfigurazione del nesso natura-cultura, il significato delle tradizioni locali, l’estetizzazione della realtà e del quotidiano; il settore dell’estetica comparata ha adottato una prospettiva transculturale, non limitandosi più a operare un confronto tra le arti o tra i diversi modelli di pensiero estetico, ma ricercandone le sotterranee convergenze nel quadro di una civiltà estetica globale. Mentre la nozione di esperienza estetica è divenuta sempre più problematica, è sorto un vivace dibattito circa le modalità con cui ripensare lo statuto della disciplina. In tale dibattito, molto articolato e complesso, possiamo rintracciare due orientamenti contrapposti: da un lato, vi sono coloro che, guardando con sospetto ogni indiscriminato allargamento dell’estetica, considerano il mondo dell’arte come l’oggetto privilegiato, se non esclusivo, della ricerca estetica; dall’altro lato, vi sono coloro che, ridimensionando o addirittura rifiutando ogni filosofia dell’arte, intendono spostare il fuoco dell’analisi ora verso il problema della conoscenza sensibile, ora verso quello - più inclusivo - di una radicale esteticità dell’esperienza . Va aggiunto che i sostenitori del primo orientamento tendono generalmente ad adottare una prospettiva di tipo storico, mentre i sostenitori del secondo sono talvolta d’accordo con i teorici del post-moderno nel registrare la «fine della storia» e il confluire di diverse tradizioni culturali in un’esteticità diffusa e dai contorni sempre meno identificabili . Sullo sfondo si profila poi un’altra questione, comune a entrambi gli orientamenti: è ancora possibile conferire all’esperienza estetica un valore di verità? E, se sì, come? Ancorandola a un sistema di pensiero che sappia operarne il riconoscimento univoco e certo, oppure preservandone al contrario il carattere opaco, problematico, persino enigmatico?Nella prima parte del presente articolo, viene analizzata la nozione di estetizzazione della vita o del quotidiano, per verificare la sua capacità di spiegare certi processi legati alla globalizzazione. Nella seconda parte, ci si chiede quale concezione dell’estetica sia più adatta a interpretare le nuove funzioni riservate all’esperienza estetico-artistica in una società globalizzata. Infine, l'articolo cerca di comprendere se, e a quali condizioni, l’arte possa offrire un significativo contributo al realizzarsi di una «globalizzazione estetica» che connetta fra loro i differenti universi culturali pur salvaguardandone le rispettive specificità.


2002 - Renouvier: la paix comme libération de l'homme et utopie dans l'histoire [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

I. Benrubi a observé que le « pacifisme est le couronnement de la morale de Renouvier » ; de fait, les concepts fondamentaux de cette morale (l’idée de devoir moral et de justice, mais aussi la conception de la liberté et de l’histoire) sont intimement liés à l’idée de paix, qui constitue ainsi un motif constant de la pensée de Renouvier, un fil directeur qui traverse ses différentes périodes – du néocriticisme au personnalisme –, et qui, dans le pluralisme et le volontarisme qui la soutient, contribue à en faire ressortir la continuité . L’examen critique de la connaissance, ainsi que l’affirmation des ressources de la raison individuelle, ont d’ailleurs toujours été associés chez Renouvier à un projet moral et politique de grande ampleur ; la catégorie de la relation, centrale dans un modèle gnoséologique qui souhaite démystifier les idoles de la métaphysique en substituant le relatif à l’absolu, joue un rôle non moins significatif dans le domaine éthique, où la soumission à un principe d’autorité par trop dogmatique doit céder la place à un accord fondé sur l’autonomie et sur le respect réciproque des individus. Dans la mesure où la complexité du thème rend impossible un parcours exhaustif, on s'arrête ici sur deux points centraux de la réflexion entreprise par Renouvier sur la paix. Dans un premier temps, qui a pour objet l’une des œuvres les plus importantes de toute sa production philosophique – la Science de la morale (1869) –, on voit comment le thème de la paix prend la forme d’un idéal de libération de l’homme par rapport à des contraintes internes et externes ; dans une seconde partie, on accompagne alors la tentative qui consiste à concrétiser l’idéal en inscrivant l’utopie de la paix dans l’histoire.On a pu faire observer qu’« Uchronie nous rend à l’évidence d’une liberté susceptible d’être prouvée directement dans l’histoire réelle » : en effet, si même un récit fictif, dont le narrateur peut tirer les fils à sa guise et en nouer la trame avec rigueur, laisse apparaître des fractures et des contradictions, à plus forte raison il sera impossible d’attribuer à l’histoire réelle – où s’entremêlent tant de volontés individuelles et collectives, tant de circonstances imprévisibles – une nécessité assez forte pour ne tolérer aucune déviation. On pourrait cependant ajouter que l’espace de la fiction nous suggère un élément de plus : l’effort d’imagination, la créativité qui sert à rompre avec les tracés répétitifs de l’histoire et à donner naissance, avec la paix, au temps de l’uchronie.


2001 - Dire la vie: art et création vitale chez Bergson [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

Il n’est pas, chez Bergson, une théorie esthétique entendue comme développement particulier du beau et de l’art; néanmoins, dans son œuvre, ces thèmes acquièrent un certain poids, s’associant souvent à des questions plus générales, à des points cruciaux de la recherche théorique et méthodologique. Cette idée d’une nouvelle métaphysique, d’un style philosophique en mesure de se réinventer constamment pour appréhender le dynamisme du réel, semble fortement se modeler sur certaines procédures typiques de la création artistique; à cet égard, certains critiques ont souligné l’esthétique de l’intuition bergsonienne, voire l’approche “littéraire” qui caractériserait toute sa perspective. Dans cette contribution, on propose un parcours interprétatif qui mette plutôt l’accent sur le rôle d’exemple assigné à l’art par Bergson, dans le cadre d’une réflexion qui entend recogiter les rapports entre science, philosophie et langage et ébaucher un nouveau modèle de rationalité, et dans le cadre d’une méthode qui, d’après la double suggestion offerte par les pratiques biologique et artistique, sauvegarde non seulement l’individualité des propres sujets, mais active une instance créative au niveau tant conceptuel que linguistique.Lié par une profonde complicité à la stratégie cognitive de l’intelligence, le langage ne dissimule pas seulement pour Bergson l’individualité des choses et des êtres; il cèle aussi l’originalité et la spécificité de nos états d’âme, “la mélodie ininterrompue de notre vie intérieure”. Dans un seul cas l’artifice se brise et l’expression résulte fidèle au dynamisme du réel: en soulevant le voile qui s’interpose entre nous et les choses, entre nous et nous-mêmes, l’art inaugure une façon autre de dire la vie. Tout d’abord, elle écarte “les symboles pratiquement utiles, les généralités conventionnellement et socialement acceptées”; ensuite, par le truchement de formes et couleurs, de mots et sons, elle nous communique “des choses que le langage n'était pas fait pour exprimer”. Les instruments d’expression demeurent les mêmes, mais c’est leur utilisation qui change: l’art éclaircit par des exemples un usage créatif du langage qui sert de leçon à la philosophie elle-même, lorsque celle-ci se converte en un projet de métaphysique positive ayant pour objectif l’intuition du réel.


2001 - Jean-Marie Guyau. Esthétique et philosophie de la vie [Monografia/Trattato scientifico]
Contini, Annamaria
abstract

Cet ouvrage est la traduction française – au sein d’une édition revue et augmentée – d’un livre paru en 1995 sous le titre “Jean-Marie Guyau. Una filosofia della vita e l’estetica”, Clueb, Bologna 1995.Longtemps oubliée, la philosophie de la vie de Jean-Marie Guyau (1854-1888) fait à nouveau l’objet d’études et de discussions – notamment pour son influence sur des auteurs comme Proust ou Bergson, mais plus encore pour l’originalité et la portée prophétique de sa réflexion. Avant Nietzsche, qui fut d’ailleurs son lecteur, Guyau annonce la fin des grands systèmes, le crépuscule du devoir, l’avènement d’une éthique sans obligation ni sanction; il appelle de ses vœux un polithéisme des valeurs, et insiste sur les aspects vitaux et créatifs de l’action morale; il voit dans l’expérience esthétique une stimulation de la vie et (comme le diront certains théoriciens post-modernes) un puissant facteur de cohésion sociale. Le present ouvrage développe entre autres ces thèmes restés actuels, et s’arrête en particulier sur le rôle paradigmatique assigné à l’art dans la recherche de nouveaux modèles éthico-sociaux. Dans le même temps, il s’attache à replacer l’originalité de Guyau dans son contexte historique et philosophique, en proposant un éclairage précis et informé sur la période située à cheval entre positivisme et intuitionnisme; une période qui, à son tour, finit par apparaître étonnament proche de l’horizon formé par nos propres questions. Par rapport à l’édition italienne, un certain nombre de modifications ont été introduites. La parution de nouvelles études sur Guyau a conduit non seulement à revoir le texte et à mettre au jour la bibliographie, mais aussi à approfondir certains thèmes. On a jugé opportun d’insérer un certain nombres de réflexions nouvelles sur le problème du temps et de la mémoire (dans le paragraphe 4 du chapitre II de la deuxième partie), et d’ajouter un chapitre inédit sur le thème de l’anomie et du pluralisme éthique (chapitre III de la deuxième partie). L’édition française contient en outre un Appendice sur “Niezsche lecteur de Guyau” (pp. 283-309), qui reprend un article publié sous le même titre dans la revue italienne “Poetiche” (nouvelle série, n. 3, 2000, pp. 433-468).


2001 - L'art au point de vue sociologique [Edizione critica]
Contini, Annamaria; S., Douailler
abstract

"L'Art au point de vue sociologique" a été publié après la mort de Jean-Marie Guyau (1864-1888) par les soins de son beau-père, le philosophe Alfred Fouillée. Dans cette édition nouvelle, on suit le texte établi pour l'édition Alcan du 1889, en l'allégeant de l'introduction et des notes complémentaires introduites par Alfred Fouillée.


2001 - L'estetico e il biologico: intrecci sul crinale di due saperi [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Generalmente, quando si parla dei nessi tra filosofia e fisiologia, o tra estetica e biologia, si fa riferimento all’area culturale tedesca e, in particolare, ad alcuni momenti della riflessione attivata in epoca illuministica o romantica. Meno noti sono gli influssi e gli intrecci teorici che legano questi ambiti disciplinari nell’area culturale francese; in quest’ultimo caso, si evocano tutt’al più alcune figure, ponendole tra l’altro in stretta relazione di dipendenza con le soluzioni elaborate in area tedesca.Il presente scritto muove invece dalla convinzione che esista al riguardo un’autonoma tradizione francese, sviluppatasi a sua volta tra Sette e Ottocento, ma dotata di referenti e caratteri peculiari. Non si tratta, evidentemente, di negare la penetrazione in Francia di idee e autori tedeschi, quanto piuttosto di ricostruire diversi rapporti di filiazione tra certe linee di pensiero, restituendo attenzione critica a fasi complesse e prospettive originali. Il percorso che viene delineato si articola dunque su due livelli. Sul piano storiografico, si cerca di mettere in luce la presenza di un filo rosso che salda il vitalismo della Scuola di Montpellier, la filosofia biologica di Comte e la filosofia spiritualista di Ravaisson ; sul piano teorico, vengono indagati tali rapporti dal punto di vista dei modelli via via elaborati, cercando di chiarire il senso che assume la connessione - ad esempio - tra opera d’arte e organismo vivente, tra gusto e sensibilità organica, insomma tra sapere estetico e sapere biologico.


2001 - Ragione estetica e ragione pedagogica in Giovanni Maria Bertin [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

Alla “scuola” di Antonio Banfi si è formata una generazione di studiosi che, per vie e in ambiti diversi, hanno rinnovato in profondità il panorama della filosofia italiana del Novecento. Tra i «grandi allievi» di Banfi, figura anche Giovanni Maria Bertin, che ha dato un contributo determinante - in termini sia di fondazione teorica che d’impostazione metodologica - allo sviluppo di una moderna filosofia dell’educazione nel nostro paese. Aderendo al razionalismo critico banfiano, Bertin ricava dal maestro tanto l’idea trascendentale di esperienza (intesa appunto come «il rapporto integrativo del soggetto da parte dell’oggetto e reciprocamente dell’oggetto da parte del soggetto»), quanto la funzione regolativa del razionale (inteso non come principio normativo, ma come criterio generale di risoluzione della problematicità insita nella struttura relazionale dell’esperienza stessa). Donde, l’orientamento marcatamente filosofico del problematicismo pedagogico di Bertin, per il quale, di fronte alle opposte tendenze di una pedagogia dedotta aprioristicamente da un principio metafisico e di una pedagogia indotta riduttivamente da basi empirico-sociologiche o neopositivistiche, mantiene validità «una filosofia dell’educazione che si prefigga l’analisi critico-fenomenologica dell’esperienza educativa, nel senso già enunciato in Italia da A. Banfi».Nel dialogo ininterrotto che ha legato Bertin a correnti e problematiche filosofiche del suo tempo, un posto speciale è occupato dal suo rapporto con la riflessione e il campo dell’estetica. Proprio all’estetica si volgono inizialmente i suoi studi giovanili, in un crescendo d’interesse che culmina nella pubblicazione di un volume dedicato a L’ideale estetico; parallelamente, temi di carattere estetico tornano ad essere predominanti nell’ultima fase del suo pensiero, quando «si aprono inquietanti (e tragici) interrogativi sul principio di ragione quale forza “teoretica”, “vitale” e “storico/sociale” di ricomposizione e integrazione delle antinomie esistenziali e socioculturali della vita umana». Tra queste due fasi, si distende la più nota produzione pedagogica di Bertin, in cui è portata a maturazione la teoria dell’educazione in chiave problematicista, mentre assume centralità il momento dell’impegno etico-sociale. Tuttavia, anche nella fase intermedia, la ragione estetica continua a sollecitare la pedagogia della ragione, costituendone un’istanza critica e di arricchimento, prima di diventarne una modalità privilegiata di progettazione e di ampliamento.In questo contributo si cerca di ricostruire questo percorso, nella convinzione che esso rappresenti un “lascito” stimolante, anche per le contaminazioni e gli intrecci - potremmo dire le “irradiazioni” - con cui ha attraversato diversi campi disciplinari.


2000 - Categorie estetiche e modelli biologici: la scuola di Montpellier [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

La relazione si sofferma su un nodo implicito nell’accostamento di estetica e archivio: il rapporto teoria-storiografia estetica, che imposta dapprima a livello metodologico, mostrandone la fecondità per una prospettiva non dogmaticamente pregiudicata, cioè non protesa a definire una volta per tutte principi, caratteri e limiti della riflessione estetica. Tale rapporto viene poi articolato in riferimento a una caso specifico, avente la paradigmaticità di un exemplum: i modelli teorici elaborati dalla Scuola di Montpellier sul crinale di due saperi, quello biologico e quello estetico. In tal senso, la riapertura di un “archivio” sepolto dall’oblio evidenzia le molteplici tensioni che hanno attraversato (e attraversano tuttora) la riflessione estetica, contribuendo ad arricchirne la dimensione non solo storiografica, ma anche teorica.


2000 - Nietzsche lettore di Guyau [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Ai primi lettori francesi non era sfuggita la parentela che univa diverse tesi nietzscheane a teorie elaborate in Francia nella seconda metà dell’Ottocento; in seguito, però, questa direzione di ricerca è stata trascurata, probabilmente per gli stessi motivi che spiegano la mancanza di studi organici sul rapporto Baudelaire-Nietzsche: l’esiguità del materiale (nelle opere stampate o destinate da Nietzsche alla pubblicazione sono pochi i riferimenti ad autori francesi ottocenteschi) e la sua tarda accessibilità (le testimonianze del confronto di Nietzsche con tali autori si trovano soprattutto nei frammenti postumi). In questo articolo, si ricostruisce il significato di una lettura francese di Nietzsche - l’“Esquisse d’une morale sans obligation ni sanction” (1885) di Jean-Marie Guyau -, che, per le ragioni sopra accennate, non ha ricevuto attenzione da parte della filologia nietzscheana.Prendendo le mosse dagli studi di Montinari e di Pestalozzi, incentrati sui rapporti di Nietzsche con Bourget e Baudelaire, ci si chiede cosa abbia spinto Nietzsche a leggere Guyau negli anni 1885-1887, e in che modo tale lettura potesse risultare funzionale all’approfondimento di un tema che gli stava allora molto a cuore: la prospettiva della décadence e le linee direttrici di un suo superamento. Dopo aver individuato il filo rosso che unisce, in Niezsche, le letture di Bourget e di Baudelaire all’interesse provato per Guyau, vengono esaminate le annotazioni del filosofo tedesco all’esemplare dell’“Esquisse” in suo possesso. Emerge così che Nietzsche, mentre commenta con entusiasmo i passi del testo di Guyau dove si insiste sulla forza intrinseca al sentimento di potenza vitale e sulla necessità di non separe il pensiero dall’azione, disapprova però con pari energia la direzione altruistica, la valenza etico-sociale attribuita da Guyau al sentimento di espansione vitale. Paradossalmente, egli enfatizza la direzione altruistica che assume in Guyau la vita biologico-morale, sottovalutandone invece la direzione individualistica, il problema della creazione individuale dei valori connesso alla tematica dell’anomia.Tuttavia, sia per Guyau che per Nietzsche, la décadence implica un indebolimento e una perversione della vitalità; non riconoscerlo, significa aderire alla logica nichilistica della décadence stessa. Per entrambi, il problema resta in parte irrisolto: come rinunciare, infatti, all’individualismo della décadence senza rientrare nel logica del gregge, senza abdicare alla logica affermativa dell’azione individuale e della creazione dei valori? M. Kessler, che ha riletto l’intera opera di Nietzsche sotto la prospettiva di un superamento estetico della metafisica, osserva che solo l’arte - intesa come paradigma del pensiero e dell’azione - consente di andare oltre il nichilismo, di attivare un vero processo di affermazione al cui centro si collochi non tanto un’individualità atomisticamente intesa, quanto piuttosto la nozione di singolarità. Anche in ambito estetico, del resto, emergono diverse assonanze tra Guyau e Nietzsche: entrambi criticano la concezione kantiana del bello come piacere disinteressato, e mettono in risalto la componente affettiva dell’esperienza estetica, il suo nutrirsi di desideri e ripugnanze istintive; entrambi sostengono che i confini dell’esperienza estetica non sono dati una volta per tutte, e che l’arte stessa è portatrice di valenze e funzioni extraestetiche; per entrambi, il valore estetico del bello risulta strettamente congiunto ai valori biologici dell’utile, del benefico, del vivificante . In sintesi, l’articolo mostra che, in Guyau come in Nietzsche, il curvarsi del modello biologico in direzione estetica ha per approdo non una concezione estetizzante della vita, ma una concezione vitale dell’arte che ne evidenzia il ruolo esemplare nella creazione sia filosofica che morale.


2000 - Proust, critico de arte [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Este ensaio questiona o papel confiado por Proust à pintura, o significado que esta assume tanto em si mesma, quanto em relaçao a um problema crucial da "Recherche": illuminar as complexas ligaçoes entre o mundo da vida e mundo das formas, entre a visao artistica e o conhecimento da realidade.


1999 - La mediazione dell'estetico. Alcune riflessioni sulla metodologia filosofica di Bergson [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

Si può parlare di fondamenti estetici della filosofia bergsoniana con diversi intenti, e a partire da diverse prospettive. Si è sottolineato, ad esempio, il carattere “letterario” – più che squisitamente filosofico – dell’intera opera di Bergson, ravvisandovi ora la realizzazione di un obiettivo esplicito (la famosa “conversione della metafisica in arte”), ora l’esito ineluttabile di una romantica metafisica della vita, di un pensiero che procede per suggestioni, per impressioni non criticamente fondate. Va detto, però, che negli ultimi decenni questa linea interpretativa è stata notevolmente ridimensionata: studi autorevoli hanno evidenziato la sistematicità della riflessione bergsoniana, la sua ricerca di una metodologia scientificamente rigorosa. Un altro modo per accostarsi all’argomento sarebbe quello di non circoscrivere il discorso al tema dell’arte, ma di vedere nella filosofia di Bergson – che conferisce un ruolo cruciale ai processi sensoriali e percettivi – un’interrogazione sull’“esteticità” dell’esperienza in quanto tale; quest’ultima lettura, che potrebbe risultare feconda, non è ancora stata perseguita organicamente, anche se è possibile scorgerne importanti tasselli in monografie ormai classiche come quelle di G. Deleuze e di V. Mathieu.In questa relazione, si presenta un percorso interpretativo che evidenzia invece il ruolo paradigmatico assegnato da Bergson all’arte, nel quadro di una riflessione volta a ripensare i rapporti tra scienza e filosofia sulla scorta del nuovo modello d’intelligibilità delineato, nell’Ottocento, dagli sviluppi delle scienze biologiche. Non si tratta, cioè, di trasformare la filosofia in arte, ma di scorgere le potenzialità euristiche dell’arte in un contesto epistemologico che non pensa più la vita nei termini di una macchina. Per Bergson, la filosofia deve essere una scienza; non può esserlo, però, al modo della tradizione cartesiano-galileiana (e della sua versione più recente: il meccanicismo positivistico), che salda la razionalità scientifica a un’immagine matematica della scienza stessa, facendo coincidere il rigore metodologico con una progressiva quantificazione dei dati dell’esperienza. Può esserlo, invece, al modo della biologia: di quella scienza che, non casualmente, ha raggiunto nel corso dell’Ottocento un autonomo statuto sperimentale proprio sulla base di una radicale delegittimazione dello iatromeccanicismo sei-settecentesco, ovvero della medicina d’ispirazione cartesiana. Ora, che rapporto c’è tra questo cambiamento di paradigmi e la problematica dell’opera d’arte? Per rispondere a questa domanda, la relazione ricostruisce il modello biologico che Bergson ha in mente quando vuole fare della filosofia una ricerca di tipo “sperimentale”. Emerge così che Bergson riprende la definizione della vita come “creazione” data dal biologo Claude Bernard, che pensa la vita sul modello della prassi artistica, evidenziandone la coesione, l’armonia, la compenetrazione parti-tutto, la finalità interna, la formazione in base a una certa “progettualità”. Analogamente, la prospettiva aperta da Bergson sembra sottendere un paradigma estetico: non perché le teorie della durée e dell’élan vital sarebbero incompatibili con la logica della spiegazione scientifica; non perché la filosofia perderebbe la propria specificità assimilandosi alla letteratura; piuttosto, perché il modello sperimentale della biologia offriva già un’immagine dinamica della natura e un’immagine inventiva della scienza. Sotto questo profilo, decisiva risulta la mediazione offerta da Félix Ravaisson, che aveva già delineato i rapporti tra opera d’arte e organismo vivente, da un lato, e tra biologia, estetica e metafisica, dall’altro.Non si tratta di abdicare al rigore filosofico, ma d’istituire un modello di razionalità ch


1998 - Arte e metafisica nel pensiero di Félix Ravaisson [Articolo su rivista]
CONTINI, Annamaria
abstract

L'articolo sonda i complessi significati della metafisica di Ravaisson, iscrivendola in un progetto filosofico che ha per motivo conduttore un'ontologia del sensibile, e che conferisce grande rilevanza alle teorie e alle pratiche artistiche, in particolare alla concezione della pittura elaborata da Leonardo da Vinci.


1998 - Estetica e fenomenologia in Enzo Paci [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

Nella relazione, la ricerca fenomenologica di Enzo Paci (uno dei maggiori protagonisti della filosofia italiana della seconda metà del Novecento) viene ripercorsa alla luce di un nodo teorico emerso all’interno della sua riflessione estetica, cioè il nesso verità-senso, la matrice sensibile da cui scaturiscono categorie logiche e principi teoretici. La relazione mette in evidenza come le analogie tra atteggiamento estetico ed esercizio fenomenologico si riconnettano a una complessiva riconsiderazione del pensiero di Husserl, nel corso della quale Paci conferisce preminenza al tema del precategoriale insistendo proprio sull’ineludibile esteticità del senso, sulla necessaria contaminazione tra piano eidetico e piano percettivo, tra ragione e vita


1998 - Problemi di un'estetica transdisciplinare [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

La relazione si sofferma sulle problematiche aperte dall’utilizzo di categorie estetiche in chiave sociologica. Partendo dall’idea di estetizzazione della realtà e del quotidiano presente in diversi teorici del postmoderno, la relazione ricostruisce in particolare la prospettiva sociologica di Michel Maffesoli, che insiste sulla natura “sensibile” (cioè emozionale, più che ideologico-contrattuale) dell’odierno legame sociale. Per Maffesoli, la sfera estetica rappresenta ora una riserva concettuale a cui attingere nella decifrazione delle componenti enigmatiche e frammentarie dell’esistenza postmoderna; ora il modello di una razionalità “plurale”, di una raison sensible capace di addentrarsi nella zona d’ombra dove fermentano nuovi valori e comportamenti sociali. Pur sottolineando le ricche sollecitazioni e le fertili aperture transdisciplinari che provengono da questa prospettiva, la relazione ne discute le implicazioni in chiave critica. In particolare, ci si chiede: se sia legittimo estrapolare categorie estetiche dal loro contesto senza prevederne un’adeguata storicizzazione; se non andrebbero maggiormente esplicitate le ragioni che spingono a scegliere certe categorie a svantaggio di altre; se ciò non comporti una ridefinizione dell’estetica stessa, dei suoi strumenti concettuali e dei suoi ambiti d’indagine.


1998 - Vitalidade e socialidade da arte: a estética de Guyau [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

A autora examina as principais idéias de Guyau, poeta e pensador frances do século 19. Fortemente influenciado pelo positivismo, Guyau marca sua originalidade enquanto estudioso dos sentidos da arte e considera a dinamismo social ao procurar o entendimento do que move a vida de relaçao, sializando formas de existencia valorizados.


1997 - Leggerezza e gravità: immagini e significati nell'opera di Proust [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

Nella poetica di Proust, il rapporto gravità-leggerezza è presente a due diversi livelli: a livello del discorso teorico, dove si riconnette a problemi centrali come il tempo, la memoria, la caducità, il senso e la funzione dell'arte; a livello del discorso narrativo, dove riemerge in svariati punti – spesso nevralgici – del racconto. Dunque, la scarsa attenzione finora riservata a questo tema non si deve a una sua presunta marginalità, ma piuttosto al suo disporsi trasversalmente nell'ampio tessuto dell'opera, nonché alla forma allusiva che esso di solito assume, in contrasto con altri nodi teorico-narrativi esplicitamente illustrati o dibattuti dal romanzo.La relazione mostra come Proust sostenga senz'altro le ragioni della leggerezza: quest'ultima rientra a pieno titolo nella costellazione positiva della "Ricerca del tempo perduto" – formata dai processi della memoria involontaria, dell'illuminazione analogica, della creazione artistica –, mentre la pesantezza possiede la stessa «negatività» che contrassegna la dimensione reificante del vissuto – formata dai processi della memoria volontaria, dell'abitudine, della ragione strumentale. La gravità, inoltre, appare il fardello inevitabile di ogni conoscenza del reale: prigioniere di una materialità che ne occulta il senso, le cose resistono con forza ai nostri tentativi di decifrazione; il velo da cui sono circondate si dirada solo a tratti, quando il balenare fortuito di un'analogia ci solleva all'altezza di una verità essenziale e senza tempo. Contrapponendo all'opaca gravità del mondo sensibile la rarefatta leggerezza di un mondo ideale, Proust lascia scorgere un importante referente della sua riflessione: quello spiritualismo laico, molto attivo negli ambienti filosofici dell'epoca, dal quale è stato probabilmente influenzato nel periodo degli studi liceali e universitari . Tuttavia, la relazione indica come nella parte conclusiva della "Ricerca", Proust pervenga a una soluzione diversa: opacità e trasparenza, gravità e leggerezza non procedono più su binari paralleli, non si fronteggiano più in un rapporto di reciproca esclusione, ma si sviluppano nello spazio della contaminazione e dell'intreccio, delineando orizzonti di senso dai contorni nuovi e originali.


1997 - Teorie e modelli estetici. Una proposta tematica [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

Oggi si avverte da più parti l’esigenza di superare rigidi steccati disciplinari e di mettere a confronto diverse forme di razionalità, nella convinzione che i “luoghi di frontiera” consentano di percorrere sentieri originali e concettualmente fecondi. Il problema dei modelli, delle strutture paradigmatiche che orientano l’elaborazione o la ridefinizione dei vari saperi, s’inscrive in tale prospettiva: considerare le ricerche scientifiche, filosofiche, artistico-letterarie come informate da costrutti teorico-metodologici soggetti a variazioni, slittamenti, reciproche fecondazioni significa abbandonare l’idea di un percorso univoco e obbligato di razionalità, e sostituire alla netta contrapposizione tra sistemi assolutizzanti un dialogo tra molteplici stili di pensiero.La relazione intende mostrare che questo dialogo, oggi, coinvolge anche l’estetica: la quale, in virtù delle sue interne variazioni, e dei rapporti interdisciplinari che la declinano secondo determinati punti di vista (linguistici, psicologici, sociologici, antropologici, pedagogici, ecc.), ha straordinariamente ampliato, negli ultimi decenni, il proprio campo d’indagine. In tal senso, la relazione si sofferma sui caratteri e l’estensione dei modelli estetici, intendendo con essi sia i quadri concettuali mutuati da altre discipline e quindi applicati allo studio della sfera estetica, sia i paradigmi elaborati in sede di riflessione o di esperienza estetica e successivamente agiti in altri contesti. Circoscrivendo l’ambito della discussione ad alcuni casi esemplari, si evidenzia la potenziale ricchezza di un settore di ricerca che, seppure implicato da molti nodi del pensiero contemporaneo, non è stato ancora sondato in modo approfondito e specifico.


1997 - Vitalité et socialité de l'art: l'esthétique de Guyau [Articolo su rivista]
Contini, Annamaria
abstract

Cet article, qui analyse l’entière réflexion de Guyau sur l’art et le beau, montre que sa philosophie de la vie renferme une connotation esthétique : d’une part, le dynamisme de la vie renvoie à l’acte créateur de l’art, et la créativité artistique devient le modèle d’une action morale plus autonome et individualisée comme d’un style de pensée plus original et pluraliste ; d’autre part, c’est l’expérience esthétique dans on ensemble qui revêt une valeur exemplaire, faisant émerger de nouvelles valeurs éthiques et de nouvelles formes de cohésion sociale.


1996 - Arte e natura vivente: l'emergere di nuovi paradigmi nell'estetica post-positivistica [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

In questa relazione, viene ricostruito un percorso ancora in gran parte inesplorato: il percorso che in Francia, negli ultimi decenni dell'Ottocento, conduce a elaborare un'immagine non più meccanica ma dinamica della natura e, al tempo stesso, un modello gnoseologico fondato non più sul tipo dell'indagine fisico-matematica, ma sul modello della nuova scienza del vivente. La relazione mostra come tale percorso s'intrecci con alcuni momenti esemplari della transizione da un'estetica positivistica a un'estetica post-positivistica, analizzando in tale prospettiva le teorie dei filosofi francesi Jean-Marie Guyau e Gabriel Séailles.


1996 - Esperienza e verità delle passioni: il Proust di Ernesto Grassi [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
abstract

La relazione analizza il rapporto istituito da Ernesto Grassi col pensiero di Proust, e il significato che questo rapporto ha assunto in relazione ad alcuni nodi teorici della prospettiva filosofica di Grassi: dal problema del tempo e della memoria a quello della metafora; dalla condanna del pensiero razionale al riscatto del mondo sensibile e alla valenza veritativa delle passioni. La relazione mostra così il ruolo importante svolto dal confronto con Proust, soprattutto nell’ultima fase della riflessione di Grassi, dove la lezione proustiana si salda con quella offerta dalla tradizione retorica dell’Umanesimo.


1996 - Un percorso nell'estetica otto-novecentesca: Taine, Guyau, Proust [Relazione in Atti di Convegno]
Contini, Annamaria
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La relazione affronta il problema concernente lo statuto dell'arte e della riflessione estetica - tra autonomia e eteronomia, tra specificità e raccordi intedisciplinari -, che vive, verso la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, una fase cruciale, data dal forte impatto che le scienze naturali (e, con esse, le nuove scienze dell'uomo, soprattutto la psicologia e la sociologia) esercitano tanto sulla ricerca artistica quanto sull'indagine filosofica. La relazione si sofferma in particolare sulle figure di Taine, Guyau e Proust (tre autori che hanno tematizzato, seppure con motivazioni diverse e talora contrastanti, il rapporto che lega l'arte al suo "altro"), ricostruendo un percorso storico tuttora ricco di sollecitazioni teoriche..


1995 - Jean Marie Guyau. Una filosofia della vita e l'estetica [Monografia/Trattato scientifico]
Contini, Annamaria
abstract

Questo volume si prefigge un duplice obiettivo: riflettere nuovamente sulla filosofia della vita di Jean-Marie Guyau (1854-1888), che resta uno dei prodotti più originali del pensiero francese di fine Ottocento, e nella quale la teoria estetica gioca un ruolo così rilevante; illuminare la zona d’ombra posta tra l’età del positivismo e l’età dell’intuizionismo, mostrando come la discussione filosofica di questo periodo sia ricca e complessa (dunque, irriducibile a una netta contrapposizione tra filosofie positiviste e filosofie antipositiviste), e come il positivismo stesso si sia gradualmente aperto a nuovi approcci, a una sostanziale revisione dei propri criteri e delle proprie metodologie. La figura di Guyau descrive in maniera esemplare questa traiettoria: l’analisi della sua formazione filosofica, in cui istanze di tipo idealistico si saldano con istanze di tipo positivistico ed evoluzionistico, permette di comprendere meglio le ragioni di una svolta spesso riduttivamente intesa all’insegna di una pura e semplice reazione. Nello stesso tempo, viene messa in evidenza l’attualità di Guyau, la sua capacità di prefigurare diversi nodi della riflessione novecentesca: la crisi dei fondamenti e la perdita di una concezione unitaria e oggettiva del mondo; il declino dei valori tradizionali e la necessità di ripensare tanto lo statuto dell’etica quanto la natura del legame sociale; l’ampliamento del territorio dell’estetica e i suoi rapporti con la sfera teoretica e pratica.Il volume indaga l’intera produzione del filosofo francese, dai primi testi al celebre "Esquisse d’une morale sans obligation ni sanction". Il filo conduttore dell’indagine è il nesso etica-estetica, di cui viene sondato il ruolo cruciale in tutte le articolazioni della filosofia della vita di Guyau. In particolare, emerge che l’apporto più controverso e stimolante del pensiero di Guyau, cioè la proposta di una morale “senza obbligo né sanzione”, basata sulla direzione altruistica inscritta nella vita come fatto bio-psicologico, presuppone un paradigma estetico per cui è la vita stessa ad assumere caratteri e funzioni generalmente riservati all’arte. Ma, mentre sottolinea il valore esemplare dell’esperienza estetica per un’azione morale non dogmaticamente pregiudicata, Guyau insiste anche sull’esigenza di dilatare i confini del bello, opponendosi alla teoria secondo la quale l’arte sarebbe un semplice gioco, un’attività disinteressata e inutile. Guyau, infatti, afferma da un lato che i confini della sfera estetica non sono dati una volta per tutte (tanto che possono diventare fatti estetici anche cose o situazioni cui è tradizionalmente negata una tale definizione) e, dall’altro, che l’arte è portatrice di valenze extraestetiche, di significati vitali mediante si ricollega sempre alle sfere del conoscere e dell’agire. Infine, la parte conclusiva del volume ricostruisce il pensiero sociologico di Guyau, che ha come campi d’indagine privilegiati l’arte, la religione e la metafisica. Anche in quest’ultimo ambito, l’arte svolge un ruolo esemplare e paradigmatico, sia perché favorisce la socievolezza e la capacità si simpatizzare con la vita altrui, sia perché indica le linee di sviluppo di una creatività esistenziale resa necessaria dal declino delle credenze e delle norme assolute. In sintesi, si profila una rifondazione estetica del discorso filosofico che, se trae origine dalla crisi dei fondamenti tradizionali e dall’incrinarsi delle certezze positivistiche, rivela forti assonanze con motivi e direzioni del dibattito odierno.


1991 - Proust: la metafora e il sapere [Articolo su rivista]
CONTINI, Annamaria
abstract

L’articolo mostra le singolari analogie presenti tra la concezione proustiana della metafora e le teorie a noi contemporanee (in primo luogo, quelle di Max Black e di Paul Ricoeur), che, rifiutandone la riduzione a semplice artificio stilistico, ne affermano il ruolo conoscitivo e filosofico. In primo luogo, viene esaminato il modello tropologico della retorica classica, che rappresenta l’obiettivo polemico sia di Proust che di Black e Ricoeur. Tale modello fa consistere la teoria delle figure in una teoria degli scarti o tropi, ovvero delle alterazioni di senso che investono, deviandolo, l'uso letterale di un termine. In tale contesto, la metafora viene definita come un tropo di sostituzione, cioè come la sostituzione di una parola con un'altra, il cui senso letterale avrebbe una qualche somiglianza con il senso letterale della parola. Di conseguenza, alla metafora viene attribuita una funzione puramente cosmetico-ornamentale: non apportando alcun genere d'informazione, ma limitandosi ad abbellire il discorso con l'introduzione di termini insoliti, essa sarà sempre riconducibile, con un'adeguata parafrasi, a un'equivalente asserzione letterale.Proust non nega la differenza esistente tra linguaggio letterale e linguaggio metaforico: la deviazione, operata dalla metafora, rispetto all'uso comune del linguaggio, svolge un compito essenziale nella poetica della Ricerca, dove traduce – sul piano dello stile – l'emergere di nuovi rapporti in una diversa visione delle cose. Tuttavia, il significato conferito a tale deviazione ribalta radicalmente le conclusioni della retorica tradizionale. Il nome metaforico non rinvia a un nome letterale né, tramite esso, a un senso originario che, una volta recuperato, dovrebbe consentire di spiegare il senso riposto della figura: ciò che distingue la metafora da un vuoto giro di parole è la sua capacità di dire qualcosa che non è possibile dire altrimenti; è il suo carattere vincolante in rapporto agli oggetti descritti, per cui essa può saldare due cose differenti «con gli indispensabili anelli d'un bello stile». Pertanto, una metafora autentica non può avere autentici sinonimi: la sua traduzione letterale, per quanto precisa e accurata, sarà sempre carente rispetto all'espressione originale, comportando – secondo l'espressione di Max Black – una «perdita di contenuto cognitivo». Il punto decisivo è che la metafora, essendo insostituibile e intraducibile, diventa, parallelamente, portatrice di informazione, configurandosi come modalità espressiva dotata di una profonda rilevanza teorica. Siamo dunque agli antipodi del modello retorico tradizionale: nella Ricerca, il fenomeno metaforico soggiace a una concezione costitutiva e non sostitutiva; produce un incremento di senso e non un semplice slittamento di parole; assume una funzione conoscitiva e non cosmetico-ornamentale. La metafora, secondo Proust, è costitutiva perché interviene attivamente alla costituzione degli oggetti rappresentati; fornisce un incremento di senso perché – come osserverà Ricoeur - pone sotto gli occhi rapporti tra le cose non scorti in precedenza; svolge una funzione conoscitiva perché, sottraendosi al ruolo di involucro esteriore dietro cui si nasconderebbe la verità, diventa parte integrante del processo di conoscenza che conduce alla verità stessa.


1988 - La biblioteca di Proust [Monografia/Trattato scientifico]
Contini, Annamaria
abstract

Questo volume studia le molteplici connessioni della “Ricerca del tempo perduto” con teorie filosofiche e psicologiche elaborate in Francia nella seconda metà dell’Ottocento o all’inizio del Novecento. Diversamente da altri saggi, non si propone semplicemente di evidenziare alcune convergenze tra certi nuclei tematici del romanzo e certe prospettive, né fa della “Ricerca” la pedissequa traduzione di una o più correnti filosofiche, ma ricostruisce in modo puntuale la formazione filosofica di Proust, dagli studi liceali (1988/89: classe di filosofia) ai corsi universitari (1894/95: preparazione licenza in filosofi), fino all’incontro con temi e teorie della psicologia sperimentale. Emerge così: 1) che Proust, attraverso Darlu prima, Boutroux e Séailles poi, è venuto a contatto con quell’orientamento spiritualista allora predominante nelle scuole e nelle università francesi, e che accomunava personalità diverse come Félix Ravaisson e Jules Lachelier; 2) che la duplice influenza di Ravaisson e di Lachelier permea diversi nodi del romanzo proustiano, dal tema dell’abitudine alla questione delle essenze e delle leggi generali. Inoltre, il volume mostra l’influenza altrettanto determinante esercitata dalla psicologia sperimentale francese dell’epoca e, tramite riscontri altrettanto precisi, indica come Proust sia venuto in contatto coi problemi dell’inconscio, del sonno, dei sogni, della memoria, della psicopatologia, ecc.L’indagine messa in campo si profila originale anche sotto il profilo ermeneutico, soprattutto nell’esigenza – fatta valere da Annamaria Contini - di rilevare sia l’autonomia che l’eteronomia della Recherche, scorgendo in essa un’opera complessa e affascinante proprio perché in grado di rielaborare - e, talvolta, di trasformare radicalmente - le teorie ricavate da altri autori. Non si tratta tanto di salvaguardare due istanze contrapposte, quanto di ammetterne la complementarietà: se parliamo di spessore teorico della “Ricerca”, dovremo riconoscere che esiste una riflessione filosofica proustiana e che questa si è venuta delineando attraverso lo studio e il confronto con altre posizioni.


1986 - Dal "Contre Sainte-Beuve" alla "Recherche": genesi saggistica di una poetica [Articolo su rivista]
CONTINI, Annamaria
abstract

L’articolo ricostruisce le modalità genetiche del capolavoro proustiano, sorto dall'intersecarsi delle due versioni (una saggistica, l'altra narrativa) di un saggio critico – poi rimasto incompiuto – su Sainte-Beuve. I dubbi che avevano a lungo paralizzato Proust («Devo farne un romanzo, uno studio filosofico, sono io un romanziere?») vengono sciolti dalla scoperta di una forma letteraria sui generis («una specie di romanzo», come lo definirà lo stesso autore), che non prospetta solo una contaminazione tra saggio e romanzo, ma – come ha evidenziato la pubblicazione dei Cahiers inediti – delinea anche un sistema teorico-narrativo instabile, sempre incompiuto perché in perenne divenire. Basandosi sulle ricerche più aggiornate compiute sui manoscritti proustiani, l’articolo analizza sia la genesi saggistica della poetica di Proust, sia la genesi critico-letteraria del racconto destinato a tramutarsi in un lungo romanzo; esso mostra pertanto che la nascita della "Ricerca" è il prodotto di una duplice mediazione, avvenuta sia sul piano teorico (il pensiero di Proust è venuto emergendo, indirettamente, dalla critica del pensiero altrui), sia sul piano della realizzazione concreta dell'opera (sorta, altrettanto indirettamente, da un segmento narrativo del saggio, dilatatosi oltre misura). Costituendosi sotto il segno di un binomio inscindibile, l'«involontario-mediato» - il quale caratterizza l'iniziazione letteraria non meno che la «resurrezione poetica», fondendoli nel medesimo atto di scrittura -, l'opera proustiana abbandonerà definitivamente la sterile via della «ricerca volontaria in direzione sbagliata» per consacrarsi ad una ricerca non rigidamente premeditata e la cui direzione, sottomessa al ritmo irregolare della memoria involontaria, può essere solo ipotizzata, mai astrattamente determinata. Questa opzione si rivelerà decisiva anche per il tipo di verità da perseguire: verità non logico-razionale, schematizzabile entro lo spazio circoscritto di un trattato filosofico, ma verità «con l'ausilio di figure», il cui completo svelamento può attuarsi solo nello spazio dilatato dell'opera.