Nuova ricerca

Francesco BELVISI

Professore Associato presso: Dipartimento di Giurisprudenza


Home | Curriculum(pdf) | Didattica |


Pubblicazioni

2019 - Incertezza del diritto e determinazione dei fatti [Articolo su rivista]
Belvisi, Francesco
abstract

Legal certainty is one of the «grand recites» of the law. As far as legal certainty is not conceived any more as a fact by lawyers, predictability and controllability are not properly substitutes for certainty because, logically, the first two are possibilities in the future, whereas the latter is a fact in the present. The ideological character of certainty is particularly clear in the construction of truth during the trial. Under a sociological point of view, Max Weber shown that the determination of facts is a matter of selection. Selections as well as decisions are subjective by nature: They are contingent and therefore uncertain. Legal certainty is nonetheless a necessary condition of possibility for people’s trust in the law.


2018 - Caso e certezza del diritto nell'attività giudiziale [Articolo su rivista]
Belvisi, Francesco
abstract

The paper deals with the probable existence of what may be called chance, accident, contingency or even arbitrariness especially in determining the meaning of facts and norms which are relevant for the decision of a judicial case. Under a realistic and hermeneutical point of view, Oliver W. Holmes, Max Weber, and Josef Esser have shown that the determination of facts and norms are matter of selection. But as decisions selections are subjective by nature. The theory of legal argumentation, by focusing the hypothetical conditions of legal certainty, neglects the true role of chance in adjudication.


2018 - Qual è il realismo più realistico per la società multiculturale? Una proposta sociologico-giuridica. [Capitolo/Saggio]
Belvisi, Francesco
abstract

A partire dall’assunzione del principio riflessivo della tolleranza (tolleranza del tollerante), possono venire elaborate due differenti strategie integrative “realiste”: 1) quella assimilazionista, che persegue la sicurezza sociale attraverso la presunta “neutralità” delle istituzioni, negando la possibilità di esprimere pubblicamente le differenze ritenute “incompatibili” con i princìpi dell’ordinamento giuridico democratico e con i diritti fondamentali. Come criteri di compatibilità, i diritti fondamentali vengono intesi in questo caso come valori “irrinunciabili”. Tale strategia, perciò, tende ad incrementare il conflitto sociale, poiché “traccia confini tra amici e nemici” e spinge alla formazione di società parallele, per cui i comportamenti e le istituzioni che sono contrastati mediante il ricorso agli strumenti repressivi e sanzionatori del diritto non spariscono, ma divengono invisibili. 2) La strategia inclusiva, invece, fonda il suo realismo sul tentativo di non innescare “conflitti profondi” su valori e concezioni della vita, mirando a non discriminare per principio la diversità di comportamenti ed istituzioni estranei al nostro ordinamento. È risaputo che la posizione realistica tradizionale ha un’impostazione muscolare e non disdegna le prove di forza e le contrapposizioni “noi-loro”. Tuttavia, l’utilità e la sicurezza della società possono essere perseguite realisticamente anche mirando alla pace sociale e all’accomodamento dei conflitti. In questa prospettiva, la strategia realistica prende le mosse da alcuni principi fondamentali giuridicamente stabiliti e che pongono le “condizioni di possibilità” giuridiche per l’esistenza della società multiculturale. A partire da queste circostanze reali vengono tratte delle conseguenze e proposte delle soluzioni che sono normative, ma che si possono realizzare a partire dall’esistente base empirica (la società multiculturale) e normativa (i princìpi costituzionali).


2017 - Cittadinanza, integrazione sociale, inclusione [Capitolo/Saggio]
Belvisi, Francesco
abstract

Il tema del contributo viene esposto secondo una prospettiva sociologico-giuridica e tratta di come la questione dell’integrazione sociale sia stata affrontata da alcuni classici (ad es., Aristotele, Marsilio, Rousseau, Kant) della riflessione teorico-sociale a partire dalla concezione della cittadinanza e del cittadino. Inoltre, viene posto in evidenza come tale questione sia stata trasformata nel problema dell’inclusione sociale (Parsons), quando la società, a cui i teorici si riferivano, è stata percepita come società pluralista.


2017 - Donne, guerra e violenza [Altro]
Belvisi, Francesco
abstract

Si tratta della curatela di una sezione monografica della Rivista "Ragion Pratica" (ISSN 1720-2396) n. 2, 2017, dedicata a "Donne, guerra e violenza", con una Presentazione di Francesco Belvisi, e contributi di Orsetta Giolo (Le donne, la guerra e le parabole di emancipazione. Una critica giusfemminista), Mario G. Losano (La donna secondo lo Stato Islamico: il "manifesto" della Brigata Al-Khansaa), Eki Y. Omorogbe (The African Union, the Boko Haram Crisis and Violence against Women), pp. 375-463.


2016 - Nemici, stranieri e pluralismo giuridico nella società multiculturale [Articolo su rivista]
Belvisi, Francesco
abstract

Our multicultural society is concerned with both massive migrations and the fact that migrants live in ethno-cultural minorities, which are organized according to their norms and values that can be very different from those of the society at large. Thus, in the multicultural society a practiced legal pluralism is at work. In that form of legal pluralism different normative sets claim to be valid and properly applied, to the effect that deep conflicts may arise. In order to face, and possibly solve, them it is suitable to resort to mediation procedures, through which the parties at stake co-operate producing ad hoc rules. In order to not only adequately protect minority people within both the society at large and the migrant communities but also treat them with equal concern and respect, judges have to decide cases with a culture-sensitive attitude. Through it they can recognize the normative value of the foreign institutions and apply their constitutive rules by accommodating them according to the fundamental principles of our constitution.


2016 - Presentazione [Teorie costituzionalistiche del diritto: prospettive europee] [Breve Introduzione]
Belvisi, Francesco
abstract

I contributi pubblicati in questo e nel prossimo numero di Diritto & questioni pubbliche sotto il titolo “Teorie costituzionalistiche del diritto: prospettive europee” rappresentano i testi rielaborati delle relazioni che sono state presentate all’omonimo Convegno internazionale, organizzato presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia il 23 e 24 ottobre 2015. Nella Costituzione greca l'articolo 3 tratta dei “Rapporti tra Chiesa e Stato” e riconosce l’“autocefalia”, ma anche la “predominanza” della Chiesa greco-ortodossa, Esso rappresenta una vera e propria sfida al principio di laicità dello Stato (v. il contributo di Athanasios GROMITSARIS). Nel mondo anglosassone il dibattito su quello che qui da noi viene etichettato come “neocostituzionalismo” si suddivide, principalmente, in tre filoni: quello intorno all’opera di Dworkin; quello sulla connessa discussione sul giuspositivismo inclusivo ed esclusivo; e quello sul “political constitutionalism” e la relativa diatriba sulla legittimità democratica della judicial review. Rispetto alla nostra cultura costituzionale, i critici del sindacato di legittimità delle leggi, che sostengono la supremazia del parlamento (a partire da J. Waldron), argomentano in modo fuorviante o unilaterale. Essi accentuano il significato democratico della legge, espressione della sovranità popolare e della rappresentanza, ma tacciono sul fatto che, se c’è “qualcosa” che caratterizza in senso moderno il costituzionalismo, questo “qualcosa” è propriamente il principio antimaggioritario, relativo alla funzione svolta dai giudici nel “garantire” i diritti (v. il lavoro di Carmen BARRANCO). Tale garanzia concretizza e vivifica il “precommitment” costituzionale nei confronti dell’invasione della sfera privata dell’individuo da parte del potere della maggioranza (e del potere privato esterno). Stefano BERTEA affronta il tema del costituzionalismo in Inghilterra collegato alle questioni inerenti il rule of law. Il tema del costituzionalismo internazionale/universale è proposto da Javier ANSUÁTEGUI e Thomas GUTMANN, come momento centrale del "moderno". Infine, Aldo SCHIAVELLO e Baldo PASTORE si concentrano su alcuni aspetti salienti del “diritto nello Stato costituzionale”, svolti dal primo Autore in una prospettiva di giuspositivismo critico, e dal secondo secondo quella dell'ermeneutica giuridica. Le nozioni di “costituzionalismo” e “neocostituzionalismo” sono “concetti essenzialmente contestati”, perciò non è stato possibile proporne una definizione che sia in grado di amalgamare o collegare anche solo le differenti concezioni degli autori che partecipano al presente dibattito. In fondo, però, ciò che è interessante non è tanto l’accordo su una loro definizione stipulativa quanto – piuttosto – che giuristi costituzionalisti e filosofi del diritto “prendano sul serio” la costituzione, comprendendone le innovative peculiarità all’interno delle loro riflessioni in tema di validità, interpretazione, applicazione ed argomentazione del diritto, ... Naturalmente, gli autori dei contributi che qui si presentano non sono stati chiamati affatto a dimostrare una lealtà di scuola, ma esprimono il più ampio panorama di opinioni e sensibilità in tema di “costituzionalismo”.


2016 - Princìpi costituzionali: “dalla struttura alla funzione” [Articolo su rivista]
Belvisi, Francesco
abstract

My argument tries to justify a change of perspective in the analysis of constitutional “constitutive” principles. Following Norberto Bobbio, I argue that jurisprudence should switch from structural to functional analysis in order to better understand the role of principles in the legal order of a constitutional State. First, I draw the distinction between constitutional principles and values. Principles are not values, because values don’t tolerate compromises and balances, and claim validity at the expenses of all other values. The problem of conceiving principles as values is that ours is a pluralistic society, whereas values are, given their very nature, enemies of pluralism. Constitutional principles, like equality, freedom, solidarity, etc., are not legal norms either. If, following Kelsen, we take a norm to be a hypothetical judgement, principles cannot be considered to be norms, for the simple reason that neither they state a triggering condition nor they foresee consequences of the action. I conclude, thus, that constitutive principles are an independent axiological category, with its peculiar logic. They are “constitutive” both of the legal order as a whole and of the normative meaning of the case at stake. Constitutional principles must be adhered to and engaged with. Their proper function is driving judges to develop a peculiar sensitivity for an adequate and fair decision for the case at stake.


2016 - Teorie costituzionalistiche del diritto: prospettive europee [Curatela]
Belvisi, Francesco
abstract

I contributi pubblicati in questo e nel prossimo numero di Diritto & questioni pubbliche sotto il titolo “Teorie costituzionalistiche del diritto: prospettive europee” rappresentano i testi rielaborati delle relazioni che sono state presentate all’omonimo Convegno internazionale, organizzato presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia il 23 e 24 ottobre 2015. Javier ANSUÁTEGUI e Thomas GUTMANN trattano il tema del costituzionalismo internazionale/universale. Stefano BERTEA affronta il tema del "costituzionalismo" inglese collegato alle questioni inerenti il rule of law, a partire dalla concezione giuspubblicistica di Dimitrios Kyritsis, un allievo di Ronald Dworkin. Nel contributo su Pluralism, Secularism and New Constitutionalism, Athanasios GROMITSARISO tratta del problema della laicità dello Stato greco a partire dall'art. 3 della Costituzione greca, che riconosce il rito greco-ortodosso come "religione preminente". Carmen BARRANCO AVILÉS focalizza l'attenzione sulla questione della "Legitimacy of the Judge in the Constitutional State", a fronte della questione antimaggioritaria della garanzia dei diritti. Nell'articolo Il c.d. neocostituzionalismo e la conoscenza del diritto, Aldo SCHIAVELLO affronta le critiche di natura epistemologica che questa concezione del diritto rivolge al giuspositivismo metodologico: l'esigenza che il diritto pretenda che le proprie norme non siano solo prodotte secondo le procedure previste, ma siano anche -se non giuste, almeno corrette; l’impossibilità di distinguere nettamente l’osservatore dal partecipante; e l'incapacità di concepire il diritto non solo dal punto di vista strutturale dell'ordinamento, ma anche come concetto interpretativo collegato alla prassi dei casi concreti. Baldo PASTORE presenta la concezione costituzionalistica dell'ermeneutica giuridica.


2015 - Pluralismo giuridico in una società multiculturale senza nemici [Relazione in Atti di Convegno]
Belvisi, Francesco
abstract

La nostra può essere definita come una società multiculturale, interessata da massicci fenomeni migratori e dal fatto che i migranti tendono a costituire minoranze etnico-culturali, la cui vita si svolge secondo norme, e valori, che possono essere assai differenti da quelli della società di arrivo. Perciò, nella società multiculturale si manifesta un pluralismo normativo concretamente vissuto, in cui i differenti insiemi di norme pretendono di valere e di essere applicati. In questo contesto, possono sorgere conflitti profondi. Per risolverli, si deve ricorrete a procedure di mediazione, in cui le parti concorrano a produrre regole ad hoc. Poiché bisogna trattare con eguale considerazione e rispetto le persone portatrici di differenze, nell’amministrare la giustizia si tratta di riconoscere il valore normativo delle istituzioni delle loro culture e di applicare le regole che le costituiscono, accomodandole in conformità ai princìpi fondamentali della nostra costituzione.


2014 - Legal Argumentation and Justice in Luhmann’s System Theory of Law [Articolo su rivista]
Belvisi, Francesco
abstract

The paper reconstructs Luhmann’s conception of legal argumentation and justice especially focussing on the aspects of contingency and self-referring operative closure. The aim of his conception is to describe/explain in a disenchanted way --from an external, of “second order” point of view-- the work on adjudication, which, rather idealistically, lawyers and judges present as being a matter of reason. As a consequence of some surface similarities with Derrida’s deconstructive philosophy of justice, some propose to integrate the supposed reductive image of formal justice described by Luhmann with the ideal conception of justice presented by Derrida. Here this kind of attempt is rejected as epistemologically wrong. In addition, Luhmann’s theory is argued to have other shortcomings, namely: the failure to understand the pragmatic function of principles, and the incapacity to describe the current legal questions linked with cultures and legal pluralism, which characterise our society.


2014 - Legal Pluralism and Problems of Legal Application [Working paper]
Belvisi, Francesco
abstract

In order to qualify a situation as a case of normative pluralism, it is essential that within the same social environment, rules of different origins are operative, i.e., they are valid and applied, so that the person in question can choose the norms that guide their own behaviour. This is the phenomenon which Boaventura de Sousa Santos defined as 'interlegality.' The author does not propose a pluralist conception of applying law in a multicultural society, but defending a form of jurisdictional monism that is motivated by practical-normative reasons in accordance with the principle of non-discrimination. The claim, in other words, is that we must treat those who are different from ourselves with 'equal concern and respect.' People belonging to different cultures from our own culture may de facto decide within their own group to let their own legal conflicts be dealt with by community 'jurisdictions.' At the same time, however, the democratic-constitutional legal system must guarantee the administration of justice in the 'last resort,' in accordance with the principle set out in the ‘equal protection clause’ (XIV am., sect. 1, US Const.) prescribing that the State cannot 'deny to any person within its jurisdiction the equal protection of the laws.' It is clear that very often the person asking for such protection will be the most vulnerable person within traditional communities: women.


2014 - Pluralismo, monismo y problemas de aplicación del Derecho [Relazione in Atti di Convegno]
Belvisi, Francesco
abstract

Una situazione può essere definite come pluralismo normativo quando all’interno di uno stesso ambito sociale operano, cioè sono valide ed applicate, norme di origine differente, di modo che una persona può scegliere le regole a cui orientare il proprio comportamento. De Sousa Santos ha definito questa circostanza “interlegalità”. Pur riconoscendo questo fenomeno, nel contributo non si propone una concezione pluralista dell’applicazione del diritto nella società multiculturale, ma viene sostenuta una forma di monismo giurisdizionale, che viene motivato da ragioni pratico-normative in accordo con il principio costituzionale di non discriminazione. Persone che appartengono a culture differenti dalla nostra possono decidere di far trattare le questioni giuridiche da giudici interni al gruppo di appartenenza, ma –allo stesso tempo– l’ordinamento giuridico democratico-costituzionale deve garantire l’amministrazione della giustizia di ultima istanza, secondo il principio dell’“equal protection clause” stabilito dal XIV em., Cost. USA. È facilmente prevedibile che le persone che richiederanno la protezione “sussidiaria” dell’ordinamento giuridico ufficiale saranno le persone più vulnerabili di un gruppo tradizionale: le donne.


2013 - A proposito del riconoscimento delle istanze culturali che provengono dalle minoranze [Articolo su rivista]
Belvisi, Francesco
abstract

My contribution is a reaction to the papers of Emanuela Ceva and Fabio Basile published in this issue of Ragion Pratica. The main question is as follows: How is it possible to give a just recognition to the minority claims grounded on a cultural basis? Assuming that culture has an existential meaning for human kind, every culture may be valuable for its members. But values can be very different from culture to culture –as Basile tells us– so that people may follow them within the limits of our constitutional rights. Member of minority groups or conscientious objectors have to justify their claims for exemptions against behaviours they feel are immoral on the grounds of fundamental rights –as Ceva teaches. Both the references to rights are good and sound: The question is now to know what they really mean in the context of a multicultural society if we seriously want to respect the culture and identity of others


2013 - Die Institutionentheorie und die Frage der sozialen Integration. Die Beiträge von Rudolf Smend und Niklas Luhmann [Capitolo/Saggio]
Belvisi, Francesco
abstract

Der Aufsatz behandelt die Funktion, die die Institutionen für die Integration der Gesellschaft bzw. des Staates zugeschrieben wird und darüber hinaus die Wechselfälle, die das Institutionentheoriearrangement bei Niklas Luhmann erfahren hat. Dafür ist es angebracht die Rekonstruktion bei der „Integrationslehre“ von Rudolf Smend anfangen zu lassen, auch gerade deswegen, weil dieser Verfassungsrechtslehrer giltals theoretische Kontrastfolie und gleichzeitig Bindestrich zwischen der soziologischen Institutionentheorie von Helmut Schelsky und die Systemtheorie der Institutionalisierung von Luhmann.


2013 - Domande intorno alla crisi dell’età dei diritti: un po’ di realismo sui diritti umani [Articolo su rivista]
Belvisi, Francesco
abstract

Norberto Bobbio coined the notion of “age of rights”. Taking his conception seriously we cannot argue appropriately that there is a crisis of the age of rights. If we adopt the point of view proposed by Bobbio, which is that of the people involved, we can see that in several places of the world vulnerable persons use the language of rights to sustain with a moral legitimacy their claims for better living conditions. As rights haven’t lost their function of emancipation and inclusion of people the “crisis of the age of rights” doesn’t exist.


2012 - Dignità umana: testo e contesto [Curatela]
P. Becchi; F. Belvisi; V. Pacillo
abstract

La nozione polisensa della «dignità umana» è al centro di un vivace dibattito, i cui temi prospettano molteplici scenari anche quando, anzi, soprattutto quando si cerchi di applicarla nell’ambito dell’ordinamento giuridico della società pluralista. Le relazioni affrontano il tema da prospettive diverse (filosofico-giuridico, sociologico-giuridico, costituzionalistico e privatistico) e sotto molteplici aspetti (definizione concettuale, possibilità operative, significato della tutela), mettendo il concetto in relazione a specifiche figure di titolari (il lavoratore, il malato, la donna).


2012 - Dignità umana: una ridefinizione in senso giuridico [Articolo su rivista]
F. Belvisi
abstract

The author aims to work out a proper legal concept of «human dignity», abandoning both the Kantian view as well as its prior moral and religious meaning. The dignity no longer has the meaning of an ontological gift of the human being, but it is linked to the merit of a person. Human dignity is seen as opposite to a person’s identity – conceived of as a self-ascription – and, partially according to Hasso Hofmann, as the result of the social recognition of the people as well as the institutional recognition of the legal system. The latter allocates rights to the individual as long as he fulfils his duties towards others, the first among them being to respect their rights. This conception has consequences concerning the graduation and the offence of dignity that are exemplified firstly with regard to criminal law, and secondly in a socio-legal perspective.


2012 - I diritti fondamentali nella società multiculturale [Articolo su rivista]
F. Belvisi
abstract

Nella società pluralista e multiculturale i comportamenti istituzionalizzati dell'"altro" -talvolta anche quelli più distanti dalla nostra cultura- possono essere inclusi nella sfera del lecito se rispettiamo la sua identità e se utilizziamo i diritti fondamentali come princìpi di tipo pragmatico e non come valori dogmatici. Questa posizione viene esemplificata sulla base del matrimonio poligamico


2012 - Verso l'inclusione. La teoria delle istituzioni e l'integrazione sociale mediante il diritto. [Monografia/Trattato scientifico]
F. Belvisi
abstract

Il tema relativo a “le istituzioni e l’integrazione sociale” ha interessato l’indagine sociologica fin dalle sue origini in Auguste Comte. Il volume segue le vicende teoriche che riguardano questo tema e che sono state elaborate in special modo dalla corrente positivistico-funzionalista e quindi, attraverso cinque tappe che – a partire dal capostipite francese – ripercorrono le concezioni di Emile Durkheim, Eugen Ehrlich, Talcott Parsons e Niklas Luhmann. Eccentrica rispetto a questo orientamento sociologico, ma influente sul pensiero di Luhmann, è la dottrina di Rudolf Smend, illustre costituzionalista tedesco. Tutti questi studiosi, comunque, hanno posto particolare enfasi nel riflettere sulla funzione integrativa del diritto. Lo svolgimento del libro segnala la lenta trasformazione della tematica da problema dell’ordine sociale nella società industriale otto-novecentesca a questione della inclusione delle minoranze discriminate nella società pluralista contemporanea.


2011 - Per una concezione giuridica della dignità umana: diritti fondamentali e riconoscimento [Capitolo/Saggio]
F. Belvisi
abstract

L'Autore cerca di ridefinire la dignità umana e di elaborare una nozione propriamente giuridica del concetto, abbandonando sia il retaggio kantiano, sia la sua preponderante valenza morale. Per questo Autore, la dignità non è dotazione ontologica dell’essere umano, ma rinvia, semmai, al merito della persona. In contrapposizione con l’identità soggettiva – che in senso proprio è frutto di autoascrizione –, e in parziale riferimento ad Hasso Hofmann, la dignità viene intesa come l’esito sia del riconoscimento sociale del singolo, sia di quello istituzionale da parte dell’ordinamento giuridico. Quest’ultimo attribuisce i diritti sulla base dei doveri, che l’individuo – fino a prova contraria – assolve nei confronti degli altri: il primo essendo il rispetto dei loro diritti. Questa concezione ha delle conseguenze riguardo alla graduazione ed alla lesione della dignità, che vengono esemplificate, da un lato, in relazione al diritto penale e, dall’altro, secondo una prospettiva sociologico-giuridica.


2010 - Dalla giurisprudenza dei concetti alla giurisprudenza degli interessi [Capitolo/Saggio]
F. Belvisi
abstract

Il contributo descrive la vicenda del cambiamento del modo di intendere il diritto che si è realizzato nel passaggio dalla concezione della Scuola storica e della pandettistica di Savigny, Puchta e Windscheid alla giurisprudenza degli interessi di Heck. Il giurista che meglio di tutti incarna questo cambiamento dallo studio formale del diritto a quello sostanziale e teleologico e R. v. Jhering.


2010 - Diritto e integrazione sociale: la teoria delle istituzioni. Materiali per una ricostruzione storica. [Capitolo/Saggio]
F. Belvisi
abstract

Il contributo affronta il tema dell’integrazione sociale mediante il diritto, ricostruendo le concezioni istituzionaliste di alcuni studiosi rilevanti da un punto di vista sociologico-giuridico: Auguste Comte, fondatore ufficiale della sociologia, ritiene che un compito essenziale di questa disciplina sia quello di fornire indicazioni utili per risolvere il problema integrativo; Emile Durkheim, il classico della sociologia che – con le parole di Renato Treves – ha svolto “la sua concezione sociologica del diritto … contemporaneamente alla sua sociologia generale”; Eugen Ehrlich, il giurista mitteleuropeo ritenuto essere il fondatore della sociologia del diritto che – da un punto di vista metodologico – si ispira alla concezione positivista di Comte e Durkheim; Talcott Parsons, caposcuola del funzionalismo statunitense, la cui concezione sociologica segna un momento di crisi sia della dottrina istituzionalista, sia della teoria tradizionale dell’integrazione; infine Niklas Luhmann, giurista e sociologo tedesco, che afferma l’esaurimento della capacità esplicativa della teoria delle istituzioni e ridefinisce i presupposti concettuali dell’integrazione, sullo sfondo della teoria sociologica dei sistemi funzionalmente differenziati.


2010 - Sociedad multicultural, persona y Constitución: el inmigrante como pariah [Articolo su rivista]
F. Belvisi
abstract

Desde una perspectiva constitucional, la dignidad de la persona depende del reconocimiento por parte de la sociedad y del Estado de los derechos fundamentales que hacen posible el desarrollo de la personalidad y de la identidad del individuo. En nuestra sociedad pluralista y multicultural, de acuerdo al sistema político democrático-constitucional que rige, no podemos tratar “los inmigrantes” como “pariah”, humillando, pisoteando su dignidad y sus derechos. Se pueden extraer de la Constitución italiana (particularmente en los artículos 2 y 3) algunos principios, como: dignidad de la persona, tolerancia e “igual reconocimiento y respeto”. Los mismos constituyen el núcleo normativo de la “solidaridad entre extraños” y hacen de fundamento para la integración de la sociedad actual. Respecto a este problema la Constitución es entendida como “documento de identidad” normativo que ofrece, tanto a “nosotros”, nacionales, como a los “otros”, los inmigrantes, la posibilidad de integrarse, o mejor de sentirse incluidos en la sociedad, en el respeto de la identidad y de la dignidad subjetivas. En este sentido, lo que se define como “patriotismo constitucional” puede ser entendido no como la esencia de una identidad colectiva estable, sino como un proceso pragmático de identificación con los “principios fundamentales” recogidos en el texto constitucional.


2010 - Società multiculturale, persona e Costituzione: l’immigrato come pariah [Articolo su rivista]
F. Belvisi
abstract

A partire dai primi articoli della Costituzione, viene elaborato il concetto di identità personale e differenziato da quello di dignità. Quest'ultimo viene concepito, da un punto di vista giuridico, come una nozione ascrittiva, derivante dal riconoscimento dei diritti da parte dell'ordinamento giuridico. Inoltre viene criticato sia la nozione di "identità collettiva", sia il suo uso (politico e) strumentale. Infine, sulla base del concetto di "società decente" (A. Margalit) viene criticata la normativa italiana sull'immigrazione che mira a trattare gli immigrati come pariah, invece di tendere alla loro effettiva integrazione.


2009 - The Ticking Bomb Scenario as a Moral Scandal [Relazione in Atti di Convegno]
F. Belvisi
abstract

Following Niklas Luhmann, my concern shall be to show the social and theoretical limits of the deontological view of morals which will uphold an absolute prohibition of torture. Without arguing for making torture legal, from the viewpoint of a public servant I shall defend the political as well as moral adequacy (justification) to consider exceptions to that prohibition for the case of “ticking bomb.”


2007 - Helmut Schelsky (1912-1984) [Voce in Dizionario o Enciclopedia]
F. Belvisi
abstract


2007 - Lo scandalo del tragico: il caso del ticking bomb [Articolo su rivista]
F. BELVISI
abstract

A partire da una questione posta da N. Luhmann (Esistono nella nostra società norme irrinunciabili?), l'articolo esemplifica un caso del brocardo "exceptio regula firmat", sulla base del caso del "ticking bomb". L'autorità politica che ordini la tortura di un terrorista nel corso di un azione terroristica, al fine di impedire l'esplosione della bomba e di salvare vite umane, è moralmente giustificato.


2007 - Situando l’analisi: pluralismo normativo e tutela giuridica dei soggetti vulnerabili nella società multiculturale [Capitolo/Saggio]
F. BELVISI
abstract

L’articolo tratta della tutela giuridica dei membri deboli appartenenti alle minoranze presenti nella società multiculturale. In essa si ravvisa una situazione di pluralismo normativo, in cui i soggetti possono essere vulnerabili sia rispetto all’ordinamento interno del gruppo, sia rispetto all’ordinamento giuridico dello Stato. I princìpi che si propone di adottare per la soluzione dei casi (trattati preferibilmente secondo procedure negoziali) sono quello della “eguale considerazione e rispetto” e quello della “sensibilità culturale”, applicati in conformità del quadro normativo costituzionale della società di accoglienza.


2007 - The ‘Common Constitutional Traditions’ and the Integration of EU [Capitolo/Saggio]
F. Belvisi
abstract

The central question faced by the article is that of the possible integration of the European Union as a multicultural society through its constitutional principles. These are summarized in the so called Common Constitutional Traditions (CCTs) presumably shared by the Member States. Such “traditions” has been worked out by the European Court of Justice (ECJ). The answer to the question can be affirmative and the EU can promote social inclusion if the ECJ and other EU institutions take seriously the EU motto: “United in diversity.”


2006 - Jhering, Rudolph von. [Voce in Dizionario o Enciclopedia]
F. Belvisi
abstract


2006 - The ‘Common Constitutional Traditions’ and the Integration of EU [Articolo su rivista]
F. BELVISI
abstract

The central question faced by the article is that of the possible integration of the European Union as a multicultural society through its constitutional principles. These are summarized in the so called Common Constitutional Traditions (CCTs) presumably shared by the Member States. Such “traditions” has been worked out by the European Court of Justice (ECJ). The answer to the question can be affirmative and the EU can promote social inclusion if the ECJ and other EU institutions take seriously the EU motto: “United in diversity.”


2006 - Will Kymlicka e Magda Opalski (a cura di), Il pluralismo liberale può essere esportato? Teoria politica occidentale e relazioni etniche nell’Europa dell’Est (2001), ed. it. a cura di Gustavo Gozzi, il Mulino, Bologna 2003 [Recensione in Rivista]
F. Belvisi
abstract


2004 - Fundamental Rights in the Multicultural European Society. [Capitolo/Saggio]
F. BELVISI
abstract

The article faces some questions concerning the possibility of social integration in the European multicultural society through the fundamental rights enshrined in the EU Chater.


2004 - Identità, minoranze, immigrazione: come è possibile l’integrazione sociale? Riflessioni sociologico-giuridiche [Relazione in Atti di Convegno]
Belvisi, Francesco
abstract

Il lavoro tratta della questione relativa alla capacità dell'ordinamento giuridico di riconoscere ed integrare le differenze culturali degli immigrati in una società multiculturale. Viene svolto secondo la prospettiva data da Georg Simmel al problema dell'integrazione sociale: quella del conflitto e della considerazione delle differenze. A partire da qui, il diritto può operare su tre livelli: sul piano costituzionale, istituendo una cittadinanza differenziata; sul piano legislativo, mediante la regolamentazione di comportamenti alternativi rispetto a quelli comunemente considerati leciti; sul piano giudiziale, ricorrendo a sentenze sensibili alle culture. Una prima e immediata risposta alla domanda “com’è possibile l’integrazione sociale?” può essere: attraverso la solidarietà. Ma si tratta di una risposta apparente, tautologica: una società solidale è integrata “per definizione”. Il punto allora è quello di vedere quale tipo di solidarietà sia adeguato alla attuale società -multiculturale- e possa essere sostenuta dall'ordinamento giuridico attraverso l'implementazione del reciproco riconoscimento e rispetto.


2004 - La Carta dei diritti fondamentali di Nizza in un’Europa multiculturale. Riflessioni realistiche di un ‘euroindeciso’. [Capitolo/Saggio]
F. BELVISI
abstract

Da una prospettiva realista e personalista, viene affrontata la questione relativa alla capacità di integrazione che l'Unione europea è in grado di sviluppare in forza della Carta dei diritti fondamentali, una volta che questa venga intesa, non come un modello a cui si devono assimilare le persone appartenenti a culture differenti (stranieri morali), ma come "offerta di integrazione" ed inclusione praticata secondo il principio dell'eguale considerazione e rispetto.


2004 - Società multiculturale, diritti delle donne e sensibilità per la cultura. [Articolo su rivista]
F. BELVISI
abstract

A partire da un confronto con le tesi espresse da Susan Moller Okin sul rapporto tra multiculturalismo e diritti delle donne, nell'articolo si propone un moderato rispetto delle tradizioni ed istituzioni culturali estranee all'Occidente. Pertanto, il diritto alla differenza viene riconosciuto in senso condizionato all'accordo con i principi fondamentali della costituzione, intesi in senso pragmatico. Nell'ultima parte dell'articolo vengono esemplificati e discussi due casi: quello del matrimonio islmico e quello delle mutilazioni genitali femminili.


2003 - Die Positivität des Rechts beim frühen Jhering: Zwischen Formalismus und Realismus. [Capitolo/Saggio]
F. BELVISI
abstract

Unter „Rechtsrealismus“ kann man eine anti-formalistische, meistens soziologische Betrachtung der sozialen Wirklichkeit des Rechts verstehen, die sich aber nicht als bloßer Faktenreduktionismus darstellt, sondern als eine Theorie, die die gesellschaftliche und rechtliche Realität „ernst nimmt“ und daher versucht, sie zu beobachten und zu beschreiben. In diesem Beitrag möchte ich die vom frühen Jhering vertretene Auffassung des positiven Rechts als (zumindest teilweise) realistisch betrachten – trotz der unbestreitbaren formalistischen Grenzen, die die Werke aus seiner frühen theoretischen Phase charakterisieren. Der realistische Aspekt bei Jhering muss meines Erachtens im konstanten Bezug des Rechts auf die Praxis und auf das „Leben“ verstanden werden, der sowohl auf erkenntnistheoretischer Ebene beim Aufbau des Begriffssystems als auch bei der Anwendung des Rechts im konkreten Fall durch die Berufung auf das „Rechtsgefühl“ und den „Rechtssinn“ gegenwärtig ist. Dennoch muss man sich bei Jhering einer fast paradoxen Situation gewahr werden: In dem Moment, in dem er die Produktion des Rechts durch die Juristen und Richter theoretisiert, ist sich Jhering nicht der Tatsache bewusst, daß das Juristenrecht nur kontingentes und daher positives Recht sein kann.


2003 - I valori fra attaccamento e rispetto [Curatela]
F. Belvisi
abstract

Nel primo capitolo, J. Raz affronta il problema del rapporto di unicità ed attaccamento che si instatura tra l'individuo ed i valori che egli intende realizzare. Nel secondo, invece, viene trattato il tema dell'universalità dei valori, che viene compresa nel senso della loro intellegibilità: tutti possono comprendere le ragioni per cui "qualcosa" può assumere per qualcuno un particolare significato positivo che lo rende un "valore". Il tema del terzo capitolo è propriamente di natura bioetica: si tratta del valore del rimanere in vita e della paura della morte. Nel quarto ed ultimo capitolo, Raz spiega le ragioni per cui bisogna rispettare le persone in quanto dotate di valore, a partire dal principio kantiano di trattare le persone come fini e mai come mezzi.


2003 - Il matrimonio islamico e l’inclusione sociale [Capitolo/Saggio]
F. Belvisi
abstract

La nostra è una società multiculturale, per cui bisogna prendere sul serio il significato che la cultura ha per l’uomo. Nella «società multiculturale» può essere opportuno pensare il problema dell’integrazione sociale a prescindere da concezioni «spesse» della morale e della politica. Qui la tolleranza configura il nucleo normativo della “solidarietà tra estranei”: la tolleranza non riguarda solo l’ambito dei diritti soggettivi, ma si estende alla sfera delle pratiche culturali e delle forme di vita, per cui anche istituzioni incompatibili con la nostra cultura -come poligamia e ripudio- possono essere ammesse nella sfera del lecito, una volta corrette secondo la logica dei diritti fondamentali.


2003 - La positività del diritto nel primo Jhering. [Articolo su rivista]
F. BELVISI
abstract

L'articolo indaga la concezione giuridica dello Jhering pandettista. Nonostante gli indiscutibili eccessi logicistici della concezione espressa nel II vol. del Geist ed in Unsere Augabe (1854-1857), l’atteggiamento teorico del primo Jhering rimane legato alla prassi e, quindi, resta aperto alle esigenze di produrre nuovo diritto quando le circostanze (sociali) lo richiedano. Questa apertura all’irruzione del contingente sia sul piano sistematico, sia nel caso particolare, non fa prendere coscienza a Jhering né del carattere di effettiva contingenza del diritto, né del fatto che la scienza stessa sia effettiva fonte del diritto che opera contingentemente su di esso.


2003 - Premessa [I valori fra attaccamento e rispetto] [Prefazione o Postfazione]
Belvisi, F.
abstract

Viene presentata sinteticamente l'opera meno conosciuta di Joseph Raz: quella filosofico-giuridica collegata alla riflessione sul pluralismo dei valori e il multiculturalismo. Viene enfatizzata la particolare concezione universalistica dei valori, rivolta alla loro "intellegibilità".


2003 - Storia agraria romana, liberalismo e politica nazionale. Ovvero: Realino Marra, Capitalismo e anticapitalismo in Max Weber. Storia di Roma e sociologia del diritto nella genesi dell’opera weberiana, il Mulino, Bologna 2002, pp. 337 [Recensione in Rivista]
F. Belvisi
abstract

Con questo lavoro Realino Marra persegue un duplice obiettivo. In primo luogo, quello di mostrare che già gli scritti giovanili di Max Weber sono mossi dai problemi fondamentali che guideranno in modo unitario l’intera sua ricerca: il destino che il capitalismo ormai dominante riserva all’uomo da una parte, e alla Germania dall’altra; in secondo luogo, quello di indicare quale sia l’orientamento culturale e politico di un uomo che sente come proprio compito – politico e scientifico – quello di affrontare quei due problemi per lui ineludibili.


2003 - Una riflessione normativa per la società multiculturale. L’esempio del matrimonio islamico. [Articolo su rivista]
F. BELVISI
abstract

Se si accetta come plausibile, o si condivide, la definizione della nostra società come «multiculturale», bisogna prendere sul serio – innanzi tutto – la cultura o, meglio, il significato che la cultura ha per l’uomo. Nella «società multiculturale» può essere opportuno pensare il problema dell’integrazione sociale a prescindere da concezioni «spesse» della morale e della politica. Qui la tolleranza configura il nucleo normativo della “solidarietà tra estranei”: la tolleranza non riguarda solo l’ambito dei diritti soggettivi, ma si estende alla sfera delle pratiche culturali e delle forme di vita, per cui anche istituzioni incompatibili con la nostra cultura -come poligamia e ripudio- possono essere ammesse nella sfera del lecito, una volta corrette secondo la logica dei diritti fondamentali.


2002 - A Facchi, “I diritti nell’Europa multiculturale”, Laterza, Roma-Bari 2001, pp. VIII + 173 [Recensione in Rivista]
F. Belvisi
abstract

Il lavoro di Alessandra Facchi rappresenta un modo per opporsi ad una pretesa di risolvere le questioni multiculturali in via di principio, che sfoggia la sicumera del fondamentalismo della ragione


2002 - Diritti e giustizia in una società multiculturale. Le sfide del diritto nell’Italia di oggi [Articolo su rivista]
Belvisi F.
abstract

La società multiculturale è una società complessa, in cui vigono diverse forme di pluralismo, tra cui quella del pluralismo conoscitivo. Soggetto di questo tipo di pluralismo è lo straniero morale. Per rispettare la sua dignità umana, è necessario che l'ordinamento giuridico produca delle sentenze adeguate al caso concreto, in cui le parti confliggono anche a partire dalla definizione delle circostanze di fatto. Per questo, la dignità delle parti in causa non potrà essere garantita da una concezione universalista dei diritti fondamentali. Piuttosto, le sentenze potranno essere tanto più accettate, quanto più saranno sensibili alle istanze culturali delle parti.


2002 - Diritto e filosofia nel XIX secolo, Atti del Seminario di studi (Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Modena, 24 marzo 2000) [Curatela]
F. BELVISI; M. CAVINA
abstract

M. Cavina, Il ducato virtuoso: dalla cultura giuridica estense al tradizionalismo austroestense; S. Chignola, I controrivoluzionari e il diritto moderno; C. Cassina, L'"uno" e il "molteplice": Joseph de Maistre e Louis de Bonald di fronte alla deriva rivoluzionaria; N. Del Corno, "Il paradiso rubato". Il principe di Canosa e la Rivoluzione francese; G. Galantini, La polemica antiorganicista dal tradizionalismo a Schmitt; J. Rueckert, Il diritto positivo nel XIX secolo. Concezioni e fatti; F. Belvisi, La positività del diritto nel primo Jhering; P. Landau, Il momento sostanziale del diritto in Rudolph von Jhering; M. G. Losano, I sistemi giuridici universali; W. Pauly, Spirito e forma. Diritto, Stato e Chiesa in Rudolph Sohm; G. Gozzi, Stato di diritto e diritti soggettivi in Germania tra Otto e Novecento; C. Faralli, La filosofia del diritto dei giuristi.


2002 - Identità, minoranze, immigrazione: come è possibile l’integrazione sociale? Riflessioni sociologico-giuridiche [Articolo su rivista]
Belvisi F.
abstract

Il lavoro tratta della questione relativa alla capacità dell'ordinamento giuridico di riconoscere ed integrare le differenze culturali degli immigrati in una società multiculturale. Il diritto può operare su tre livelli: sul piano costituzionale, istituendo una cittadinanza differenziata; sul piano legislativo, mediante la regolamentazione di comportamenti alternativi rispetto a quelli comunemente considerati leciti; sul piano giudiziale, ricorrendo a sentenze sensibili alle culture.


2002 - La positività del diritto nel primo Jhering [Relazione in Atti di Convegno]
F. Belvisi
abstract

Nella prima fase della sua opera teorica R.v. Jhering inizia ad elaborare una concezione del diritto positivo. Questo non è concepito in senso puramente teorico, ma in senso pragmatico, per cui il diritto rimane sensibile all'istanza etica, in particolare nel momento della sua applicazione.


2000 - I lati oscuri di un abbaglio. Ovvero: società multiculturale, costituzione e diritto [Relazione in Atti di Convegno]
F. Belvisi
abstract

I lati oscuri dell'abbaglio multiculturale consistono nel ritenere che i problemi della società multiculturale non richiedano delle modificazioni sia delle concezioni dei diritti fondamentali tradizionalmente espresse dal costituzionalismo e sedimentate nelle nostre costituzioni, sia nella consueta prassidi soluzione dei conflitti da parte del diritto. Per l'Autore il processo di trasformazione della società nazionale in società multiculturale inizia già a produrre delle rilevanti conseguenze sulla struttura e sul funzionamento del sistema giuridico e richiederà, nel medio periodo, quanto meno una parziale modificazione del suo paradigma regolativo. La riflessione politica e giuridica stenta a prendere sul serio la società multiculturale e il suo prevedibile impatto sui fondamenti costituzionali e sul diritto degli Stati democratici


2000 - La teoria delle istituzioni di Helmut Schelsky [Monografia/Trattato scientifico]
F. BELVISI
abstract

Helmut Schelsky (1912-1984), nel secondo dopoguerra e fino al ’68 uno dei più importanti sociologi della Germania Federale, è stato in contatto con un gruppo di importanti studiosi tedeschi – da A. Gehlen a C. Schmitt, da J. Ritter a H. Lübbe e O. Marquard, da F. Tenbruch a N. Luhmann. Le sue ricerche empiriche degli anni Cinquanta – su famiglia, giovani, sessualità – hanno avuto risonanza mondiale. In questo lavoro si ricostruisce la sua teoria delle istituzioni, che annovera tra le fonti il pensiero neoidealista, la dottrina di M. Hauriou, il pragmatismo americano, la riflessione antropologica di B. Malinowski e di A. Gehlen. La sua concezione rappresenta uno dei modelli di riferimento dell’attuale dibattito teorico sulle istituzioni in Germania.


2000 - Società multiculturale, diritti, costituzione. Una prospettiva realista. [Monografia/Trattato scientifico]
F. BELVISI
abstract

Il lavoro tratta di alcuni problemi inerenti il diritto di un ordinamento giuridico democratico-costituzionale in una società multiculturale quale quella italiana. Inizialmente viene presentata una concezione pragmatica dei diritti umani, compatibile con una prospettiva, non meramente normativa, ma realistica e, cioè, tollerante e moderatamente relativista. In secondo luogo, viene affrontata la questione concernente la crisi epistemologica ed antropologica dell'universalismo giuridico, che viene esemplificata sulla base del "patriottismo costituzionale" di Jürgen Habermas. In terzo luogo, viene trattata la domanda relativa alla possibilità di esistenza di un diritto soggettivo all'immigrazione, rispetto al contrasto tra il sistema internazionale di stati e la società globale. Un ulteriore problema è quello concernente il fondamento della costituzione di una società pluralista e multiculturale e, cioè, se tale fondamento possa essere rappresentato dal "popolo" o dai diritti fondamentali. A questo proposito si espone criticamente la concezione materiale dei valori, adottata anche da parte consistente della giurisprudenza e della dottrina costituzionale italiana. La proposta che inizia a delinearsi è quella dell'esigenza di adottare un paradigma negoziale sia a livello costituzionale, sia sul piano del sistema giuridico complessivo. Questo è anche il nodo che viene affrontato negli ultimi due capitoli del libro. Nel penultimo si espone la concezione costituzionale di James Tully, che intende la costituzione come un processo di trattative, condotte tra le varie minoranze della società multiculturale (canadese). Nell'ultimo capitolo, invece, a fronte della c.d. "crisi regolativa del diritto" si propone il paradigma della negoziazione sullo sfondo del pluralismo giuridico insito all'universo normativo della società attuale: l'esempio principale è fornito dalla sentenza sul crocefisso del Tribunale costituzionale federale tedesco del 1995.


1999 - Niklas Luhmann e la teoria sistemica del diritto [Capitolo/Saggio]
F. Belvisi
abstract

Il contributo ricostruisce la teoria sistemica del diritto di Niklas Luhmann, specialmente nella sua versione comunicativa ed autopoietica. L'autore pone particolare enfasi sui concetti di positività del diritto, validità del diritto, sulla separazione tra diritto e morale e sui significati di giustizia, costituzione e diritti, che Luhmann tende a concepire in modo disincantato e realistico


1998 - Metodo formale e storia nella sociologia (giuridica) di G. Simmel: l'esempio della sociologia della povertà [Articolo su rivista]
F. Belvisi
abstract

L'articolo mostra come Georg Simmel abbia costruito la sua "sociologia formale" a partire dal materiale storico e da quello giuridico. Questo viene fatto sull'esempio dell'Excursus sul povero, contenuto nella sua Sociologia (1908, 1989). Qui le relazioni reciproche di azione e reazione che lo interessano vengono elaborate sia sulla base di dimensioni spaziali (vicinanza e lontananza, alto-basso rispetto alla collocazione sociale, interno-esterno rispetto al gruppo), temporali (durata) e quantitative, sia rispetto al binomio diritto-dovere. In questo modo la figura del povero viene inserita nel sistema dell'assistenza sociale della Germania guglielmina, dove questi viene assistito secondo procedure amministrative formali, non certo a fini morali, ma per ragioni di ordine pubblico. Questa situazione viene anche confrontata con quella precedente alla industrializzazione della Germania. Inoltre, il povero non viene descritto solo come emarginato, ma anche come cittadino, in rapporto al quale lo Stato stesso ha dei doveri.


1997 - Cittadinanza [Capitolo/Saggio]
F. Belvisi
abstract

La cittadinanza è il criterio per determinare chi è membro di uno stato (cittadino) e chi no (straniero). Il contributo ripercorre le principali tradizioni -quella greco-romana-, quella assolutista, quella democratico popolare, quella liberale e rivoluzionaria e quella sociale- che hanno contribuito ha dare corpo alla concezione costituzionale della cittadinanza.


1996 - Helmut Schelsky e la sociologia come "storiografia sociale del presente"” [Articolo su rivista]
F. Belvisi
abstract

In the first part of the essay, the Author discusses the reasons why the relationship between sociology and history may be advantageous for both disciplinary fields. In the second part, he wonders in which sense, between the fifties and the seventies, empirical social research could be taken by Helmut Schelsky as a kind of "social history of present times": This formula, he stresses, was at that time interpreted as a sympton of a rigidly positivistic view of social phenomena. Agreeing, in the third part, with such criticism, in view of the technocratic position held by Schelsky in the mentioned period, the Authorgoes on, in the final section of the article, to conclude that no true consideration for history has ever taken place in Schelsky's sociological conception.


1996 - Rights, World-Society and the Crisis of Legal Universalism [Articolo su rivista]
F. Belvisi
abstract

The universalism of rights is a corollary to the individualistic semantics of the Enlightment and the French Revolution. Paradoxically, the grounds of universalism were those legal and political concepts that theoretically describe the 19th century nation-state (such as sovereignty of the people, citizenship, rights, and the like). All these concepts of the liberal tradition construct the nation-state on the presupposition of a highly homogeneous political community of rational subjects, whose homogeneity consists in the very social, economic, political and sexual conditions of their rationality. This kind of legal and political semantics is no longer adequate to characterize contemporary society which is a multicultural, highly inhomogeneus world-society. It no longer incorporates an ethic which is able to enforce universal leading values for human action. The example discussed is that of constitutional patriotism of Jurgen Habermas


1993 - Alle origini dell'idea di istituzione: il concetto di "collegium" come "persona ficta" in Sinibaldo dei Fieschi [Articolo su rivista]
F. Belvisi
abstract

Il lavoro individua le caratteristiche della concezione istituzionale di Sinibaldo dei Fieschi (Papa Innocenzo IV), che possono essere sintetizzate come segue. Il concetto isitituzionale (collegium, corpus, dignitas) è espressione di una finzione, che identifica come centro unitario di imputazione dell’azione un’organizzazione permanente, costituita mediante un atto autoritativo. L’organizzazione si compone di individui e di beni ed è, però, indipendente da un punto di vista temporale da questa sua base materiale. Ad essa sono imposti fini pubblici o sociali e perciò le vengono attribuiti diritti e privilegi particolari e la potestà giudiziale nei confronti dei propri membri. Pertanto essa è anche un centro di potere, che di volta in volta può essere spirituale, politico o sociale (collegia professionum). Inoltre, il potere di cui l’istituzione è titolare trova la sua legittimazione in riferimento alla sacralità della fonte autoritativa che l’ha costituita e riconosciuta: in ultima istanza, Dio stesso, il quale ha voluto l’ecclesia per condurre l’uomo sulla via della giustizia e della salvezza eterna.